Enel spinge la decarbonizzazione industriale con tre progetti in Italia
La manifattura e le costruzioni in Italia generano il 12,7% delle emissioni nazionali di gas serra, mentre il percorso verso gli obiettivi climatici europei richiede interventi industriali più rapidi e strutturati. In questo contesto, Enel applica soluzioni differenziate, dal fotovoltaico per autoconsumo all'accumulo termico e alle batterie di seconda vita, con ricadute su costi energetici, stabilità della rete e competitività delle imprese.
In evidenza
- Enel ha presentato tre progetti di decarbonizzazione industriale in Italia: fotovoltaico Rummo (9 MWp, 15-17 GWh annui), accumulo termico Magaldi-I.GI (7,5 MWh) e batterie second life Pioneer (Fiumicino).
- Il sito Rummo prevede un taglio di 3.500-4.000 tonnellate di CO2 l’anno e la copertura del 65-75% del fabbisogno energetico dallo stabilimento con fonti rinnovabili.
- Le soluzioni di accumulo MGTES e Pioneer mirano a compensare l’intermittenza delle rinnovabili, contribuendo a ridurre 16.000 tonnellate di CO2 in dieci anni e rafforzando la competitività delle imprese italiane.
Progetti industriali tra fotovoltaico, accumulo e riuso
Come riportato da Il Sole 24 Ore, Enel presenta tre applicazioni recenti del proprio modello di co-sviluppo tecnologico per la decarbonizzazione dei siti produttivi italiani, in un quadro segnato dagli obiettivi del PNIEC al 2030, dal pacchetto europeo Fit for 55 e dal piano Transizione 5.0 da 4,3 miliardi di euro.Secondo i dati ISPRA citati nel testo, le emissioni delle industrie manifatturiere e delle costruzioni italiane sono calate del 49,9% dal 1990 al 2024, ma nel 2025 le emissioni complessive del Paese restano stazionarie, mentre l'analisi annuale ENEA indica la necessità di una riduzione del 6% l'anno per raggiungere i target al 2030.
Tra i casi indicati c'è la partnership con Rummo, che prevede a Benevento uno dei maggiori impianti fotovoltaici europei per autoconsumo industriale. Il progetto include circa 15.000 moduli prodotti da 3Sun, la Gigafactory del Gruppo Enel a Catania, per una potenza complessiva di 9 MWp e una produzione stimata tra 15 e 17 GWh annui, pari al 65-75% del fabbisogno dello stabilimento, con un taglio stimato di 3.500-4.000 tonnellate di CO2 l'anno. In attesa della piena operatività, Rummo ha già attivato nel 2026 una fornitura elettrica al 100% rinnovabile per il biennio 2026-2027.
Un secondo intervento riguarda il sistema MGTES, sviluppato da Magaldi con Enel, che immagazzina energia rinnovabile come calore in sabbia silicea e la restituisce come vapore a media temperatura. L'impianto installato per I.GI nell'area industriale di Buccino ha una capacità di 7,5 MWh e, secondo dati Enel riportati nel testo, copre circa il 15% del fabbisogno termico aziendale, riducendo le emissioni di 500 tonnellate di CO2 all'anno.
Il terzo caso è Pioneer, inaugurato a maggio 2025 all'aeroporto di Fiumicino. Il sistema utilizza 762 batterie esauste provenienti da tre grandi marchi automobilistici, è realizzato con ADR - Aeroporti di Roma e cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso l'Innovation Fund, ed è collegato all'impianto fotovoltaico accanto alla pista numero 3. Secondo i dati Enel citati, il risparmio atteso è di 16.000 tonnellate di CO2 in dieci anni.
Competitività e pressione regolatoria per le imprese
Le tre soluzioni mostrano come la decarbonizzazione industriale si stia spostando da una semplice scelta di fornitura energetica a una strategia operativa più ampia, costruita sulle esigenze di ciascun sito produttivo. Fotovoltaico, accumulo termico e batterie second life puntano infatti a ridurre in modo misurabile le emissioni e a rafforzare il controllo dei costi energetici.I sistemi di accumulo, come MGTES e Pioneer, intervengono anche su un nodo centrale della transizione energetica, cioè l'intermittenza delle fonti rinnovabili. Nel testo si evidenzia che questi impianti possono compensare la variabilità della produzione verde e offrire servizi di flessibilità alla rete, contribuendo alla stabilità del sistema elettrico.
Per le aziende italiane, la disponibilità di energia rinnovabile certificabile nei report ESG e quantificabile nei bilanci di carbonio assume un peso crescente nella competizione sui mercati internazionali e nell'accesso ai capitali. Con il 2030 ormai vicino, le imprese che impostano ora percorsi strutturati di transizione risultano in una posizione più solida rispetto a quelle che rinviano gli investimenti.
Nel nostro precedente articolo sull’investimento di CDP Venture Capital in Carnomotive, abbiamo raccontato il finanziamento da oltre 2 milioni di euro destinato a una tecnologia di cattura e riutilizzo della CO2 applicata ai motori diesel pesanti. La soluzione mira a ridurre le emissioni di camion, autobus e mezzi industriali senza imporre la sostituzione immediata delle flotte, segnalando al tempo stesso l’interesse crescente verso startup impegnate nella decarbonizzazione della mobilità e della logistica.
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