Italia e partner europei sollecitano de-escalation in Sudan con una dichiarazione congiunta

Italia e partner europei sollecitano de-escalation in Sudan con una dichiarazione congiunta
Appello europeo su Sudan

Nel quadro del deterioramento della crisi umanitaria in Sudan, l'Italia aderisce con altri sei Paesi europei e il Regno Unito a una dichiarazione congiunta che chiede una de-escalation attorno a El Obeid. L'iniziativa insiste su cessate il fuoco immediato, protezione dei civili e accesso umanitario senza ostacoli in una fase descritta come decisiva.

In evidenza

  • Italia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia e UK pubblicano dichiarazione congiunta chiedendo de-escalation immediata e protezione dei civili a El Obeid.
  • Nelle ultime settimane, attacchi con droni su El Obeid aggravano carenza di carburante, cibo e acqua e provocano vittime civili, con rischio di imminente offensiva.
  • I firmatari sollecitano cessazione del sostegno esterno al conflitto sudanese e rafforzano il coordinamento internazionale presso il Consiglio di Sicurezza ONU per una risposta unitaria.

Dichiarazione congiunta su El Obeid

Come riferisce il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia e UK adottano una dichiarazione congiunta per chiedere a tutte le parti coinvolte nel conflitto sudanese di ridurre l'escalation delle ostilità.

Nel testo, i firmatari esprimono forte preoccupazione per il protrarsi dell'offensiva contro El Obeid, nonostante i ripetuti appelli a fermare gli attacchi e a garantire la protezione della popolazione civile. La dichiarazione richiama anche quanto accaduto lo scorso anno a El Fasher, dove la comunità internazionale ha assistito ad atrocità ritenute caratterizzate da elementi distintivi del genocidio, sottolineando che simili eventi non devono ripetersi.

Nelle ultime settimane, gli attacchi con droni contro El Obeid causano vittime civili e aggravano la carenza di carburante, generi alimentari e acqua. I ministri segnalano inoltre indicazioni credibili su una possibile offensiva imminente e definiscono il momento attuale come cruciale per un intervento della comunità internazionale.

Pressione diplomatica e impatto umanitario

I Paesi firmatari invitano le Forze di Supporto Rapido, RSF, a interrompere immediatamente l'offensiva e chiedono che i civili possano lasciare l'area in sicurezza. La dichiarazione afferma inoltre che RSF, Forze Armate Sudanesi, SAF, e rispettivi alleati devono lavorare per una de-escalation, rispettare il diritto internazionale umanitario e onorare gli impegni della Dichiarazione di Gedda.

Il testo sostiene che il sostegno esterno continua ad alimentare il conflitto e sollecita chiunque contribuisca a farlo a cessare ogni forma di appoggio. I ministri indicano anche che continueranno a coordinarsi nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con partner regionali e internazionali per promuovere una risposta unitaria, basata sulla fine delle violenze, sulla tutela dei civili e sulla responsabilità per le violazioni commesse.

La dichiarazione ribadisce infine l'impegno a sostenere un percorso credibile verso la pace attraverso il processo guidato dal Quintetto e invita tutte le parti a parteciparvi in buona fede. Per l'Italia, l'adesione rafforza il posizionamento diplomatico del Paese su una crisi che continua ad avere implicazioni umanitarie e di stabilità regionale.

Nel nostro precedente articolo sul progetto Elmed abbiamo spiegato l’avvio della fase esecutiva dell’interconnessione elettrica sottomarina tra Italia e Tunisia, dopo la notice to proceed ricevuta da Prysmian da Terna e Steg. L’opera, da circa 460 milioni di euro, punta a rafforzare gli scambi energetici nel Mediterraneo e a favorire l’integrazione di energia rinnovabile tunisina nel mix italiano ed europeo.

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