Assopannelli avverte, il Cbam sull'urea può aumentare i costi dei pannelli in legno

Assopannelli avverte, il Cbam sull'urea può aumentare i costi dei pannelli in legno
Rischio rincari per il legno

La revisione del meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere mantiene alta la pressione sui produttori italiani di pannelli in legno, che chiedono da mesi l'esclusione dell'urea dal perimetro della norma. La materia prima, derivata dal gas naturale e centrale nella produzione di colle e resine, rischia di trasferire rincari lungo tutta la filiera del legno-arredo.

In evidenza

  • La Commissione Envi del Parlamento europeo ha confermato il 6 luglio l'inclusione dell'urea nel Cbam, sollevando forti preoccupazioni di settore.
  • Secondo Fantoni (Assopannelli), il costo del Cbam per l'urea dal 2026 sarà tra 40 e 60 euro per tonnellata, incidendo su circa il 43% dei costi produttivi dei pannelli a base legno.
  • Assopannelli prevede aumenti fino al 10-12% nei prezzi dei pannelli in quattro anni, con effetti negativi estesi al mobile, all'arredo e ai consumatori finali.

Revisione del Cbam e richieste del settore

Come riportato da Il Sole 24 Ore, il voto della Commissione Envi del Parlamento europeo del 6 luglio conferma l'urea tra le materie soggette al Cbam, il Carbon Border Adjustment Mechanism introdotto il 1° gennaio per tassare le importazioni di materie prime e semilavorati ad alta intensità di CO2.

Per le imprese del comparto la decisione rafforza i timori su un possibile indebolimento della competitività industriale europea. Assopannelli, associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le aziende del settore, esprime preoccupazione per un orientamento che, secondo l'organizzazione, colpisce una filiera manifatturiera strategica senza offrire alternative concrete di approvvigionamento all'interno dell'Unione europea.

In una nota, l'associazione chiede maggiore pragmatismo e flessibilità nell'applicazione del regolamento. Tra le misure indicate figurano meccanismi di sospensione temporanea in presenza di circostanze eccezionali, l'esclusione dell'urea dall'ambito di applicazione del Cbam e tutele per le industrie a valle esposte a impatti economici giudicati sproporzionati.

Effetti attesi su filiera e prezzi finali

L'urea è utilizzata prevalentemente in agricoltura come fertilizzante, ma rappresenta anche una base essenziale per la produzione di colle nell'industria del pannello. Secondo Fantoni, presidente di Assopannelli, resine e colle incidono per circa il 43% dei costi diretti di produzione dei pannelli a base legno.

L'obbligo di acquisto dei certificati Cbam da gennaio 2026 potrebbe determinare per l'urea un costo aggiuntivo compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata nel solo 2026, afferma Fantoni. Lo stesso scenario potrebbe tradursi in aumenti dei costi dei pannelli nell'ordine del 10-12% alla fine dei primi quattro anni di applicazione.

Secondo l'associazione, il maggiore onere non resterebbe limitato ai produttori di pannelli ma si propagherebbe lungo l'intera catena del valore. L'impatto potrebbe quindi estendersi alle aziende del mobile e dell'arredo, con ripercussioni sulla competitività del settore e sui prezzi finali per i consumatori.

Nel nostro precedente articolo sulle previsioni 2026 di Ucimu per macchine utensili, robot e automazione, abbiamo evidenziato una ripresa moderata trainata soprattutto dal mercato interno, sostenuto dall’iperammortamento. L’analisi sottolineava anche le pressioni del contesto internazionale e la richiesta del settore di regole certe e risorse stabili per difendere la competitività, oltre alla necessità di aprire nuovi sbocchi export.

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