Mercato italiano dei rifiuti, crescita strutturale spinta da consolidamento e investimenti

Mercato italiano dei rifiuti, crescita strutturale spinta da consolidamento e investimenti
Crescita nel riciclo italiano

L'industria italiana del riciclo e della gestione dei rifiuti mostra una crescita strutturale, mentre la distribuzione del valore lungo la filiera resta fortemente disomogenea. Le dinamiche più forti riguardano gli operatori multi-filiera e le imprese integrate con l'industria a valle, in un contesto segnato da intensa attività di M&A e nuovi investimenti impiantistici.

In evidenza

  • Il valore della produzione nel mercato italiano dei rifiuti cresce da 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con un tasso annuo del 9%.
  • Nel 2024 la redditività varia notevolmente: il riciclo dei rifiuti urbani oscilla tra -5% e 4%, mentre discariche e operatori multi-filiera si attestano intorno al 10%.
  • Tra il 2017 e il primo trimestre 2026 si registrano 541 operazioni M&A e investimenti, con l'80% delle acquisizioni concentrate su circa un quinto delle imprese analizzate.

Crescita del comparto e squilibri di redditività

Come riportato da Borsa Italiana, lo studio di Agici intitolato 'Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali' analizza i bilanci di un campione di 80 imprese rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in otto aree del comparto.

Dall'analisi emerge che il valore della produzione passa da circa 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con un tasso medio annuo del 9%. La crescita però non si distribuisce in modo uniforme tra le diverse filiere, e le performance più rilevanti si concentrano nelle imprese multi-filiera e in quelle integrate con le attività industriali a valle.

Il divario appare ancora più marcato sul fronte della redditività. Nel 2024 le filiere del riciclo più esposte ai flussi urbani, come plastica, vetro, organico, carta e RAEE, registrano marginalità comprese tra il -5% e il 4%, mentre la preparazione alla termodistruzione dei rifiuti speciali, le discariche e gli operatori multi-filiera si attestano intorno al 10%.

Investimenti e M&A ridisegnano il settore

Lo studio evidenzia inoltre che tra il 2017 e il primo trimestre del 2026 Agici censisce 541 operazioni tra investimenti diretti, acquisizioni, cessioni e joint venture. La metà delle operazioni riguarda investimenti diretti in impianti, mentre acquisizioni e cessioni rappresentano il 46% del totale, a conferma del consolidamento industriale come uno dei principali motori di crescita del comparto.

L'analisi si sofferma anche sulla nascita di piattaforme ambientali-industriali integrate. Circa un quinto delle imprese analizzate realizza l'80% delle acquisizioni, un dato che indica un riassetto del mercato guidato da un numero ristretto di operatori di maggiori dimensioni.

Il programma industriale della Basilicata al 2030 delineato da Confindustria Basilicata punta ad attrarre investimenti e rafforzare filiere chiave come energia, manifattura avanzata, chimica, turismo e agroindustria, in un contesto economico regionale fragile. Nella nostra analisi abbiamo evidenziato anche le pressioni su automotive ed energia, tra calo del PIL, criticità demografiche e il tema dei costi energetici come leva competitiva per le imprese.

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