Bankitalia rileva un rallentamento della domanda di credito delle imprese in Italia
Nella seconda metà del 2025 la crescita della domanda di finanziamenti da parte delle imprese si arresta in tutte le aree del Paese dopo l'espansione osservata nei primi sei mesi dell'anno. Il calo è legato soprattutto a minori esigenze di credito per gli investimenti, con un impatto più marcato nel Centro, nel Mezzogiorno e nell'edilizia del Nord.
In evidenza
- L'indagine di Bankitalia registra a marzo 2026 un rallentamento della domanda di credito delle imprese in tutte le aree italiane, invertendo il trend positivo di inizio 2025.
- Il calo della domanda è trainato dalla minore necessità di finanziamenti per investimenti, con impatti accentuati nel Centro, Mezzogiorno e tra le aziende edili del Nord.
- Le politiche di offerta delle banche restano prudenti e stabili nonostante la maggiore percezione del rischio, delineando un mercato del credito aziendale meno dinamico ma senza forti restrizioni.
Indagine territoriale su domanda e offerta
Come rileva Borsa Italiana, il dato emerge dall'indagine sulla domanda e sull'offerta di credito a livello territoriale di Bankitalia, condotta a marzo 2026 su un campione di 236 banche. La frenata della domanda riguarda tutte le aree del Paese e interrompe l'aumento registrato nella prima parte del 2025.L'indebolimento è trainato soprattutto dall'affievolirsi delle necessità di finanziamento per sostenere gli investimenti. Il fenomeno risulta particolarmente evidente tra le imprese del Centro e del Mezzogiorno, oltre che tra le aziende edili del Nord.
Pressione del rischio e credito prudente
Sul fronte dell'offerta, le politiche di credito verso le imprese restano pressoché invariate in tutti i territori e continuano a essere improntate alla prudenza. A pesare è una percezione del rischio in aumento, che solo in parte trova compensazione in una maggiore pressione concorrenziale tra gli intermediari.Il quadro segnala quindi un mercato del credito aziendale più cauto, in cui la minore spinta agli investimenti si combina con criteri di erogazione sostanzialmente stabili. Per il sistema produttivo italiano, questo andamento indica condizioni finanziarie senza irrigidimenti generalizzati dell'offerta, ma con una domanda meno dinamica nella seconda metà del 2025.
Nel nostro precedente articolo sulle aspettative di produzione delle grandi imprese industriali italiane, abbiamo evidenziato che a giugno 2026 l’indice Confindustria è risalito grazie a domanda e ordini, pur in un quadro operativo più oneroso. Il focus era sull’impatto del conflitto in Medio Oriente su energia, trasporti e assicurazioni, con pressioni sui costi e segnali di indebolimento del fatturato in particolare nell’industria.
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