Ex Ilva, lo stop all'area a caldo accelera la riconversione dell'acciaio a Taranto

Ex Ilva, lo stop all'area a caldo accelera la riconversione dell'acciaio a Taranto
Accelerazione riconversione Ilva

La sospensione dell'area a caldo di ex Ilva spinge in avanti un passaggio industriale che per l'impianto di Taranto è già considerato inevitabile. Il percorso previsto resta quello della transizione dai forni tradizionali ai forni elettrici e al Dri, mentre la liquidità del decreto è destinata anche a sostenere i pagamenti verso l'indotto.

Punti chiave

  • Il decreto del tribunale accelera la transizione industriale di Acciaierie d'Italia a Taranto dalla produzione tradizionale a forni elettrici e Dri.
  • La produzione di acciaio a Taranto continuerà solo con forni elettrici e Dri entro tre anni, secondo il commissario Giovanni Fiori.
  • La liquidità prevista dal decreto legge viene destinata al pagamento dei debiti verso l'indotto per mitigare l'impatto del fermo produttivo sulle aziende fornitrici.

Riconversione industriale e tempi del fermo

Come riferisce Borsa Italiana, Giovanni Fiori, commissario di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, afferma in commissione Industria del Senato che il decreto del tribunale accelera un processo che resta comunque inevitabile per il gruppo siderurgico.

Fiori spiega che la chiusura dell'area a caldo è un evento che imprime maggiore velocità alla transizione, ma non cambia la traiettoria dell'azienda. Da anni, osserva, è prevista la riconversione dai forni tradizionali ai forni elettrici e al Dri, una linea che è già nei piani del Governo e di qualunque investitore interessato al sito.

Secondo il commissario, Taranto non smette di produrre acciaio, ma smette di produrlo con forni tradizionali. Nel giro di tre anni, aggiunge, il sito dovrebbe produrre acciaio con forni elettrici e Dri.

Fiori sottolinea inoltre che, anche se il reclamo fosse stato accolto, l'attività produttiva sarebbe stata comunque sospesa. Per ottemperare alla disposizione del tribunale, infatti, la società ha dovuto interrompere l'approvvigionamento di materie prime, con tempi lunghi necessari per un'eventuale riattivazione.

Pressione sull'indotto e uso della liquidità

Nel corso dell'audizione, Fiori indica che la liquidità stanziata dal decreto legge serve anche a coprire una serie di debiti contratti verso l'indotto. Si tratta di somme che l'amministrazione straordinaria avrebbe pagato attraverso i ricavi della produzione, se l'attività fosse potuta proseguire.

Il sostegno finanziario punta quindi a evitare un ulteriore aggravamento della situazione delle aziende fornitrici, che secondo il commissario soffrono già molto. Il nodo della continuità dei pagamenti all'indotto resta così uno degli effetti immediati più rilevanti dello stop produttivo per il sistema industriale legato allo stabilimento di Taranto.

Nel nostro precedente articolo sullo stop produttivo dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, abbiamo raccontato come le imprese dell’indotto si stessero preparando a riattivare le procedure di licenziamento collettivo dopo le ultime evoluzioni giudiziarie. Avevamo inoltre evidenziato che l’incertezza sui tempi di riavvio e le decisioni dei tribunali stavano alimentando le tensioni con i sindacati e mettendo sotto pressione la continuità operativa della filiera.

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