I futures sulle azioni statunitensi scendono mentre il rally del petrolio riaccende le preoccupazioni sull’inflazione
I futures sulle azioni statunitensi sono scesi martedì, mentre Wall Street tornava dalla festività del Labor Day; l’aumento dei prezzi del petrolio e il rinnovarsi delle tensioni geopolitiche e commerciali hanno pesato sul sentiment. Il calo è stato guidato dai futures sul Dow, mentre gli investitori valutavano l’impatto inflazionistico del conflitto tra Stati Uniti e Iran in vista dei dati chiave sui prezzi statunitensi e della riunione della Federal Reserve della prossima settimana.
Punti chiave
- I futures sul Dow, sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 sono diminuiti.
- L’aumento dei prezzi del petrolio alimenta le preoccupazioni sull’inflazione.
- I dati sull’inflazione statunitense saranno pubblicati più avanti questa settimana.
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I futures sul Dow Jones Industrial Average erano in calo dello 0,75% a 53.038, mentre i futures sull’S&P 500 scendevano dello 0,30% a 7.698,50 e quelli sul Nasdaq 100 cedevano dello 0,02% a 29.559,25, secondo gli ultimi dati di mercato. I ribassi sono arrivati mentre i prezzi del greggio prolungavano il rialzo dopo un nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana, ha riferito CNBC.
Il rally del petrolio riporta l’inflazione al centro dell’attenzione
I prezzi dell’energia sono diventati una preoccupazione centrale per gli investitori azionari, poiché le interruzioni legate al conflitto in Medio Oriente spingono al rialzo il greggio. I futures sul Brent e sul West Texas Intermediate statunitense sono saliti nuovamente martedì, prolungando i rialzi che hanno portato il petrolio ai massimi di circa sei settimane.
Il rialzo è rilevante anche al di là dei mercati energetici. Un greggio più costoso può aumentare i costi di trasporto e produzione, complicando le prospettive sull’inflazione proprio mentre gli investitori valutano se la Federal Reserve alzerà i tassi d’interesse.
I rendimenti dei Treasury sono già aumentati. Il rendimento benchmark a 10 anni ha raggiunto la scorsa settimana il livello più alto dal novembre 2023, mentre il rendimento a 2 anni è salito al livello più alto dal gennaio 2025.
Le aspettative sulla Fed e le tensioni commerciali aumentano la pressione
I mercati si preparano inoltre ai dati statunitensi sull’inflazione alla produzione e al consumo, attesi giovedì e venerdì. I dati potrebbero modificare le aspettative sulla riunione della Fed della prossima settimana; attualmente i trader attribuiscono una probabilità di circa il 60% a un rialzo dei tassi di un quarto di punto.
Le tensioni commerciali aggiungono un’altra fonte d’incertezza. Martedì sono entrati in vigore i dazi ritorsivi canadesi su circa 20 miliardi di dollari di beni statunitensi, riaprendo la disputa tra Washington e Ottawa.
Il tono prudente si è esteso ai mercati esteri. Il Nikkei 225 giapponese è sceso dell’1,2%, il Kospi sudcoreano ha perso lo 0,58%, l’S&P/ASX 200 australiano è calato dell’1% e anche i principali indici cinesi e di Hong Kong sono diminuiti. Le azioni europee si sono mosse al ribasso nelle prime contrattazioni.
L’aumento dei costi energetici mette alla prova le prospettive azionarie
La combinazione di prezzi del greggio in rialzo, rendimenti dei Treasury elevati e rinnovate tensioni commerciali crea un contesto difficile per le azioni statunitensi. Gli investitori devono ora valutare se l’aumento dei costi energetici alimenterà l’inflazione generale in misura sufficiente a mantenere restrittiva la politica monetaria.
Per questo i dati sull’inflazione di questa settimana sono particolarmente importanti. Con i futures sul Dow in calo dello 0,75% e le aspettative di un altro rialzo della Fed già elevate, pressioni sui prezzi più forti potrebbero rafforzare la necessità di una politica più restrittiva e aumentare ulteriormente la pressione sui titoli sensibili ai tassi d’interesse.
In precedenza abbiamo evidenziato che il Canada ha imposto nuovi dazi sui beni statunitensi mentre la guerra commerciale si intensifica.
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