Banca d'Italia rileva aspettative d'inflazione in aumento e clima economico più debole tra le imprese

Banca d'Italia rileva aspettative d'inflazione in aumento e clima economico più debole tra le imprese
Imprese tra inflazione e incertezza

Nel secondo trimestre del 2026 le imprese italiane dell'industria e dei servizi segnalano un ulteriore peggioramento dei giudizi sulla situazione economica generale. L'indagine evidenzia anche l'impatto del conflitto in Medio Oriente e della chiusura dello stretto di Hormuz, che spingono in alto i costi energetici e degli altri fattori produttivi.

In evidenza

  • La Banca d'Italia segnala aspettative d'inflazione al consumo tra il 2,5% e il 2,8%, con prezzi aziendali in accelerazione per i prossimi 12 mesi.
  • Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz stanno causando rincari nei costi energetici e degli input, che le imprese trasferiscono parzialmente sui prezzi di vendita.
  • Nonostante il peggioramento delle condizioni per investire, il saldo tra aziende che prevedono di aumentare gli investimenti nel 2026 resta positivo ma in calo.

Indagine del secondo trimestre e pressioni sui costi

Come riportato da Banca d'Italia, l'indagine è condotta tra il 19 maggio e il 16 giugno 2026 presso imprese italiane dell'industria e dei servizi con almeno 50 addetti e mostra un deterioramento diffuso a tutti i settori. Le aziende indicano che il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz incidono sulla loro attività attraverso i rincari dei beni energetici e degli altri input produttivi.

Le attese sull'inflazione al consumo si collocano tra il 2,5% e il 2,8% a seconda dell'orizzonte temporale. I prezzi praticati dalle imprese accelerano e continuerebbero ad aumentare nei prossimi 12 mesi, sostenuti anche dall'aumento dei costi degli input legati alle tensioni in Medio Oriente, che la maggior parte delle imprese dichiara di avere già trasferito, o di voler trasferire, sui prezzi di vendita in misura contenuta.

Domanda, investimenti e implicazioni per l'economia italiana

Le prospettive sulle condizioni operative per il trimestre successivo risultano nel complesso meno sfavorevoli, grazie a un miglioramento dei giudizi sulla domanda totale, soprattutto nei servizi. Le attese di breve termine sulla domanda restano positive, pur con maggiore cautela sulla componente estera.

Nonostante il peggioramento delle condizioni per investire, il saldo tra le imprese che prevedono di aumentare gli investimenti e quelle che si aspettano di ridurli nel 2026 rimane positivo, anche se lievemente inferiore rispetto alla rilevazione precedente. Il quadro suggerisce che le imprese continuano a pianificare spesa produttiva, ma in un contesto di costi più elevati e maggiore incertezza per l'industria e i servizi in Italia.

In un nostro precedente articolo abbiamo seguito l’impennata del prezzo del petrolio legata all’escalation tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz, con un aumento del premio per il rischio geopolitico. Abbiamo anche segnalato il calo del traffico di petroliere e gli attacchi che hanno alimentato timori di possibili interruzioni dei flussi, fattore chiave per l’offerta globale e i costi di trasporto e assicurazione.

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