Il prezzo del Brent crolla di quasi il 7% dopo l’aumento del rischio geopolitico e le vendite tecniche
Il Brent crude oil (XBR) ha perso il 6,84% poiché le crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato una forte volatilità e aumentato il rischio di interruzioni dell’offerta regionale. Il calo è stato accentuato da segnali tecnici estremi e da condizioni di ipercomprato persistenti in prossimità dei recenti livelli di supporto.
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In evidenza
- Il Brent ha toccato la chiusura più alta da oltre cinque settimane mentre le tensioni tra USA e Iran minacciano le rotte regionali di approvvigionamento.
- Goldman Sachs avverte che ulteriori interruzioni nello Stretto di Hormuz potrebbero avere un impatto marcato sui prezzi del petrolio nei prossimi trimestri.
- La spinta tecnica rialzista prevale, ma segnali di ipercomprato e alta volatilità suggeriscono che il Brent possa oscillare tra $76,6 e $89,3 nel breve termine.
Scenario rialzista si scontra con la volatilità mentre crescono i timori sulle rotte di approvvigionamento
Il Brent ha registrato la chiusura più alta da oltre cinque settimane il 21 luglio 2026, in un contesto di tensioni elevate tra Stati Uniti e Iran che hanno aumentato il rischio per le rotte di fornitura di petrolio nella regione. Goldman Sachs ha sottolineato il potenziale impatto significativo sui prezzi in caso di gravi interruzioni del trasporto di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, avvertendo di possibili ulteriori escalation nei prossimi trimestri. Le ultime sedute sono state caratterizzate da una volatilità crescente, con i prezzi del petrolio che hanno reagito agli sviluppi geopolitici, accompagnati da un trend rialzista dominante, anche se la pressione ribassista generale è rimasta.
Segnali di ipercomprato persistenti mentre il prezzo resta sopra le medie chiave
XBR scambia sopra le sue medie mobili a 20, 50 e 200 giorni, rispettivamente a $79,46, $84,02 e $82,49, confermando una struttura tecnica positiva nel breve, medio e lungo termine. L’Ichimoku Kijun a $81,01 offre ulteriore supporto, con livelli chiave a $84,34 come base di breve periodo e $89,3 come resistenza. Gli indicatori di momentum restano forti: sia MACD che ADX segnalano un interesse d’acquisto persistente. L’RSI è elevato a 67,26, mentre sia lo Stochastic RSI che il Commodity Channel Index indicano condizioni di ipercomprato. Il Bull/Bear Power a 7,38 conferma la dominanza dei compratori e amplifica il rischio di eccesso rialzista. Anche l’Awesome Oscillator registra un tono positivo. Nonostante ciò, XBR è in forte calo, perdendo $6,25 ovvero il 6,84% dopo un gap iniziale al rialzo, con il prezzo vicino ai minimi di seduta e un’elevata volatilità intraday del 12,51%. Le condizioni di ipercomprato persistono mentre la pressione in vendita è emersa dopo l’apertura.
In precedenza era stato riportato che nuove azioni militari tra USA e Iran hanno aumentato i timori di possibili interruzioni delle forniture globali di petrolio e intensificato la volatilità nei mercati energetici. Gli ultimi segnali tecnici e il brusco calo dei prezzi evidenziano un rischio costante di movimenti rapidi; i trader dovrebbero monitorare la resistenza a $89,3 per segnali di nuovo slancio rialzista o di un ritorno della volatilità ribassista.
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