Il petrolio scende mentre aumentano le scorte USA e si attenuano i timori sull’offerta saudita
I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, dopo il forte aumento delle scorte statunitensi di greggio e i segnali che l’Arabia Saudita stia individuando rotte alternative per le esportazioni, riducendo i timori di carenze immediate. Il calo è seguito a una seduta precedente positiva, mentre i trader continuavano a valutare i danni alle infrastrutture saudite e le limitazioni al traffico marittimo nel Golfo.
Punti chiave
- Il Brent è sceso dell’1,05%, mentre il WTI ha perso l’1,98%.
- Le scorte statunitensi di greggio sono aumentate di 7,1 milioni di barili la scorsa settimana.
- L’Arabia Saudita offre ulteriore greggio attraverso l’Oman.
- I rischi per le forniture mediorientali restano elevati.
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I futures sul greggio Brent sono scesi dell’1,05%, a 107,61 $ al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso l’1,98%, a 103,73 $, secondo gli ultimi dati di mercato disponibili. Il ribasso è arrivato dopo l’aumento, la scorsa settimana, delle scorte statunitensi di greggio, benzina e distillati, mentre l’Arabia Saudita ha offerto ulteriori carichi attraverso l’Oman, ha riferito CNBC.
Le scorte statunitensi pesano sul greggio
I dati dell’American Petroleum Institute hanno mostrato un aumento di 7,1 milioni di barili delle scorte statunitensi di greggio nella settimana terminata l’11 settembre. Gli analisti si aspettavano una diminuzione delle scorte, rendendo l’aumento riportato una significativa sorpresa ribassista.
Sono aumentate anche le scorte di benzina e distillati. Questi dati hanno controbilanciato il premio geopolitico che ha spinto il greggio sopra i 100 $ al barile, mentre i trader valutano le interruzioni della produzione e delle spedizioni in Medio Oriente.
Il mercato sta inoltre valutando gli sforzi dell’Arabia Saudita per mantenere le esportazioni dopo che gli attacchi con droni hanno danneggiato il suo East-West Pipeline verso il Mar Rosso. L’Arabia Saudita ha iniziato a offrire più greggio ai raffinatori asiatici tramite trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto di Sohar, in Oman, attenuando i timori che la chiusura dell’oleodotto potesse limitare drasticamente le forniture disponibili.
Le interruzioni nel Golfo restano irrisolte
L’incertezza legata all’oleodotto saudita non è scomparsa. Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha indicato che l’interruzione potrebbe durare giorni, mentre altre valutazioni del settore suggeriscono che le riparazioni potrebbero richiedere molto più tempo.
Anche il traffico marittimo resta limitato. I dati preliminari hanno mostrato martedì solo quattro transiti visibili di navi attraverso lo Stretto di Hormuz, in calo rispetto ai sette di lunedì e ben al di sotto della media recente di 18 transiti su 10 giorni. Lo stretto resta uno dei corridoi marittimi energetici più importanti al mondo.
I mercati dei carburanti mostrano ulteriori tensioni. I futures europei sul gasolio hanno recentemente raggiunto livelli record, mentre la riduzione delle forniture mediorientali si è combinata con le interruzioni nelle raffinerie russe. Anche i prezzi del diesel statunitense sono aumentati bruscamente.
Il rischio di approvvigionamento sostiene i prezzi
Il calo di mercoledì illustra le forze contrapposte che guidano i mercati petroliferi. L’aumento delle scorte statunitensi e gli sforzi sauditi per riorientare le esportazioni offrono un sollievo di breve periodo, ma il sistema fisico di approvvigionamento resta vulnerabile a ulteriori interruzioni.
La chiusura dell’East-West Pipeline, le limitazioni al traffico marittimo nel Golfo e la scarsità di diesel indicano che il greggio può restare volatile anche quando i prezzi headline arretrano. Il conflitto comporta inoltre un costo economico più ampio: il Congressional Budget Office ha stimato che le operazioni militari statunitensi connesse all’Iran siano costate al Pentagono 38,1 miliardi di dollari fino al 1° agosto, con altri 2-3 miliardi di dollari potenzialmente necessari per ogni mese aggiuntivo.
Per i trader del petrolio, la durata delle riparazioni saudite e la stabilità delle rotte di esportazione del Golfo restano determinanti per il prossimo movimento dei prezzi.
Come riportato in precedenza, gli attacchi degli Houthi aumentano la pressione sull’Arabia Saudita.
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