Il Brent resta sopra quota $110: gli attacchi in Arabia Saudita agitano i mercati petroliferi

Il Brent resta sopra quota $110: gli attacchi in Arabia Saudita agitano i mercati petroliferi
Il petrolio scende, ma gli attacchi sauditi alimentano i timori sull’offerta

​Lunedì i prezzi del petrolio sono scesi, mentre gli sforzi diplomatici per allentare il conflitto che coinvolge l’Iran hanno spinto i trader a riconsiderare il forte rally della scorsa settimana. I continui attacchi alle infrastrutture dell’Arabia Saudita hanno tuttavia mantenuto il greggio vicino ai massimi da sei mesi, limitandone la flessione.

Punti chiave

  • Brent in calo dell’1,32%, WTI giù del 2,09%.
  • Gli attacchi degli Houthi minacciano le infrastrutture petrolifere saudite.
  • La diplomazia sull’Iran offre sollievo, ma restano i rischi per i trasporti marittimi.

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I future sul Brent con scadenza a gennaio 2027 sono scesi a $110,22 al barile, in calo di $1,48, pari all’1,32%, mentre i future sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense con scadenza a dicembre 2026 sono scesi a $101,11, perdendo $2,16, pari al 2,09%. Secondo Reuters, i prezzi del petrolio sono diminuiti perché gli sforzi diplomatici per allentare le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato le speranze di una de-escalation, sebbene i continui attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita abbiano limitato le perdite.

Gli attacchi alle infrastrutture saudite frenano il calo dei prezzi del petrolio

La recente flessione segue una settimana positiva per i mercati del greggio. Il Brent ha guadagnato circa il 6% nelle cinque sedute precedenti, mentre il WTI è salito del 2,3%. Entrambi i benchmark hanno guadagnato quasi $3 venerdì, dopo che gli attacchi all’Arabia Saudita hanno acuito i timori per la produzione e il trasporto nella regione.

Nel fine settimana, il movimento yemenita degli Houthi ha rivendicato attacchi contro le stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto saudita Est-Ovest e contro l’aeroporto di Riad. Le autorità saudite hanno poi riferito di aver intercettato altri missili e droni.

Gli attacchi hanno sollevato dubbi sulla sicurezza delle infrastrutture utilizzate per trasportare il greggio, mentre le tradizionali rotte marittime sono soggette a interruzioni. I danni agli oleodotti o alle strutture collegate potrebbero complicare il mantenimento delle esportazioni, anche se i negoziati diplomatici riducessero le tensioni altrove.

Gli sforzi diplomatici offrono un sollievo limitato

I governi della regione stanno portando avanti negoziati per contenere il conflitto, iniziato il 28 febbraio con le operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Domenica i rappresentanti del Qatar si sono recati a Teheran per sostenere gli sforzi di de-escalation coordinati con Washington. Anche Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno partecipato alle discussioni volte a riaprire i canali diplomatici.

Queste iniziative hanno offerto un certo sollievo ai mercati petroliferi, ma le condizioni di sicurezza restano incerte. Il trasporto marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb continua a essere esposto a rischi, complicando i programmi di trasporto e aumentando la pressione sulle catene di approvvigionamento energetico internazionali.

La sicurezza dell’offerta resta la principale preoccupazione del mercato

L’Agenzia internazionale dell’energia ha avvertito che nel 2027 i mercati energetici potrebbero non tornare alle condizioni precedenti alla guerra. Nel frattempo, Saudi Aramco prevede di iniziare a stoccare greggio a Singapore nella seconda metà del prossimo anno, rafforzando la propria capacità di rifornire i clienti asiatici in caso di interruzioni.

Per i consumatori e le imprese industriali, prezzi del petrolio superiori a $100 al barile per un periodo prolungato potrebbero mantenere alta la pressione sui costi dei trasporti, della produzione e dell’energia. I prossimi movimenti dei prezzi dipenderanno dai risultati concreti dei negoziati sul fronte della sicurezza regionale e dal livello di esposizione delle infrastrutture saudite agli attacchi.

In precedenza, abbiamo riferito che l’Iran spinge per un piano diplomatico volto a riaprire lo Stretto di Hormuz nel contesto del conflitto con gli Stati Uniti.

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