Renaissance Fusion raccoglie oltre 60 milioni per sviluppare reattori a fusione

Renaissance Fusion raccoglie oltre 60 milioni per sviluppare reattori a fusione
60 milioni per la fusione

Fonte: Forbes Italia

In evidenza

  • Renaissance Fusion ha raccolto oltre 60 milioni di euro e prevede un nuovo round da 70 milioni di euro per sviluppare reattori a fusione basati su stellarator e magneti Hts.
  • L'azienda punta a realizzare moduli dimostrativi in pochi anni, offrendo magneti e soluzioni con metalli liquidi anche a terzi per presidiare la filiera fusion.
  • In Italia la filiale è stata aperta a ottobre, il team supera 100 dipendenti e la società prevede di raddoppiare l'organico entro fine 2026.

Il finanziamento raccolto da Renaissance Fusion arriva mentre la corsa globale alla fusione nucleare si sposta sempre più dal settore pubblico alle startup, alla ricerca di soluzioni industrializzabili in tempi più rapidi. Secondo un profilo pubblicato nel numero di gennaio 2026 di Forbes Italia, la società guidata dal fisico italiano Francesco Volpe punta su una tecnologia nata negli anni Cinquanta, lo stellarator, per provare a trasformare una promessa scientifica in un prodotto per il mercato dell’energia. La società ha sede a Grenoble e, oltre al capitale già ottenuto, indica l’obiettivo di chiudere a breve un nuovo round da 70 milioni di euro.

Piano industriale e tecnologia dello stellarator

Renaissance Fusion intende costruire reattori basati sullo stellarator, un sistema che usa campi magnetici per confinare un plasma e sostenere una reazione di fusione controllata. L’azienda descrive il reattore come una struttura toroidale con un gas molto caldo, portato a circa 100 milioni di gradi per diventare plasma, e mantenuto stabile da campi magnetici intensi. L’obiettivo dichiarato è arrivare prima a un modulo di piccola scala per dimostrare il funzionamento della tecnologia, e poi a un reattore dimostrativo nel prossimo decennio. Il traguardo industriale di lungo periodo è vendere impianti ai grandi operatori elettrici, con un percorso che potrebbe includere anche la vendita diretta di elettricità.

La società sostiene di voler “disaccoppiare la complessità della fisica e la semplicità dell’ingegneria”, puntando a realizzare una macchina complessa con componenti più standardizzati. Una prima innovazione riguarda i magneti, che l’azienda dichiara di voler produrre tramite deposizione di materiale Hts (superconduttore ad alta temperatura) e lavorazione laser, per ridurre tempi e materiali rispetto alla costruzione pezzo per pezzo. Un secondo elemento è l’uso di uno strato di metallo liquido attorno alla “stella” per assorbire i neutroni e limitare la radioattività. Oltre all’uso interno, Renaissance Fusion indica anche la possibilità di vendere a terzi sia magneti basati su Hts sia soluzioni con metalli liquidi, con l’idea di presidiare parte della filiera.

Effetti sul mercato energetico e sull’ecosistema fusion

La fusione nucleare viene presentata come alternativa alla fissione, con combustibili come deuterio e trizio, e con l’aspettativa di ridurre emissioni di CO2 e scorie radioattive a lungo termine rispetto ai reattori tradizionali. Il nodo industriale resta la realizzazione di impianti che producano più energia di quanta ne consumino per avviarsi e funzionare, un passaggio spesso indicato come cruciale per la commercializzazione. Nel racconto di Volpe, l’accelerazione attuale dipende anche dall’ingresso di capitali privati e da cicli di sviluppo che le startup mirano a comprimere a uno o due anni. L’azienda afferma di voler collocarsi in questa fase come fornitore di componenti chiave e, successivamente, come costruttore di centrali.

Il panorama competitivo citato include numerose società con approcci diversi, dai tokamak a soluzioni alternative, sostenute da investitori e grandi gruppi tecnologici ed energetici. Tra gli esempi riportati figurano Commonwealth Fusion Systems (tokamak), Tae Technologies (fusione “aneutronica”) e Helion Energy (fusione “magneto-inerziale), mentre in Europa viene menzionata anche Proxima Fusion, focalizzata su stellarator. Nel testo si sottolinea inoltre l’intensità degli investimenti cinesi, con un confronto tra spesa pubblica di Pechino e Washington riportato da Cnbc. In questa cornice, Volpe sostiene che non emergerà un unico vincitore globale, ma più leader regionali e una rete di fornitori.

Italia, occupazione e accettazione sociale del nucleare

Renaissance Fusion indica di aver aperto una filiale in Italia a ottobre, in un contesto nazionale che ha abbandonato il nucleare dopo i referendum del 1987 e la chiusura del 1990. Nel testo viene ricordata la nascita in primavera di Nuclitalia, joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo per reattori di nuova generazione a fissione, e l’approvazione a ottobre da parte del Consiglio dei ministri di uno schema di disegno di legge per il ritorno alla produzione nucleare. La bozza citata prevede 60 milioni di euro in tre anni e l’istituzione di una nuova autorità indipendente per la sicurezza nucleare, oltre a fondi per campagne informative e consultazioni pubbliche. Il tema della percezione pubblica resta centrale, con il ministro dell’Ambiente e dell’energia che, secondo il testo, ha evidenziato la necessità di spiegare le differenze tra nuovo nucleare e armamenti.

Sul fronte aziendale, Renaissance Fusion dichiara di aver superato i 100 dipendenti e di puntare a raddoppiare l’organico entro la fine del 2026. Volpe ha inoltre ceduto da poco il ruolo di amministratore delegato al francese Sam Guillaumé, mantenendo la guida tecnologica come direttore tecnologico. L’azienda colloca la propria strategia tra sviluppo industriale e comunicazione scientifica, sostenendo che sia necessario parlare apertamente di “fusione nucleare” senza evitare il termine. Il successo commerciale, secondo questa impostazione, dipenderà tanto dall’avanzamento tecnico quanto dalla capacità di costruire fiducia pubblica e catene di fornitura credibili.

In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato l’investimento da 2 miliardi di dollari di Nvidia in CoreWeave e l’impatto immediato sul titolo, salito verso quota 100 dollari. Avevamo anche evidenziato come l’operazione si inserisse nel piano di CoreWeave per espandere la capacità dei data center AI fino a 5 gigawatt entro il 2030, in un contesto di ordini e contratti per decine di miliardi di dollari.

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