Previsioni sul prezzo del greggio WTI: il mercato testa il supporto a 61 dollari mentre l'eccesso di offerta limita il rimbalzo
Il greggio WTI è stato scambiato a 62,87 dollari al barile, in rialzo dello 0,11%, nel tentativo di stabilizzarsi dopo aver registrato il primo calo settimanale ininterrotto del 2026. L'andamento contenuto riflette un mercato in bilico tra il rischio geopolitico e la crescente evidenza di un eccesso di offerta.
In evidenza
- Il WTI si mantiene vicino a 62,87 dollari dopo due cali settimanali consecutivi.
- L'AIE prevede un'eccedenza significativa nel 2026, riducendo al contempo le previsioni sulla domanda.
- Il supporto si trova a 61-62 dollari, mentre la resistenza è vicina a 64-65 dollari.
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Il greggio è risalito dai minimi di dicembre vicino ai 55 dollari per testare i 66-67 dollari all'inizio di febbraio, ma l'incapacità di sostenere i guadagni al di sopra dei 65 dollari ha innescato una flessione. I prezzi si stanno ora consolidando in una banda stretta, suggerendo che gli operatori sono in attesa di segnali più chiari.
Il quadro tecnico segnala indecisione
Dal punto di vista grafico, il WTI si aggira appena al di sopra del SAR parabolico a 61,40 dollari, mantenendo il trend rialzista di medio termine tecnicamente intatto ma sotto pressione. Uno stretto gruppo di medie mobili rafforza il senso di indecisione. L'EMA a 50 giorni si trova a 62,71 dollari, l'EMA a 100 giorni a 61,22 dollari, l'EMA a 200 giorni a 62,63 dollari e la MA a 200 giorni a 61,09 dollari.

Dinamica dei prezzi del greggio WTI (Fonte: TradingView)
Questa compressione degli indicatori chiave intorno ai prezzi attuali spesso precede un movimento direzionale. La zona di 61-62 dollari rappresenta ora un supporto critico, che segna la confluenza di più medie e il livello di rottura della precedente linea di tendenza discendente. Una rottura prolungata al di sotto di 61 dollari minerebbe la recente struttura di recupero ed esporrebbe a 58-60 dollari. Al contrario, un ritorno sopra i 64-65 dollari suggerirebbe che il ritracciamento è stato correttivo piuttosto che strutturale.
Il recente consolidamento vicino a $62-63 sottolinea una pausa nello slancio piuttosto che una vendita decisiva, anche se la convinzione rimane limitata.
La geopolitica si scontra con la realtà dell'offerta
Dal punto di vista fondamentale, il greggio si trova di fronte a narrazioni contrastanti. I colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran sono entrati in una seconda fase, con Washington che mantiene una posizione ferma ed espande la sua presenza militare nella regione. Il Presidente Trump ha avvertito di possibili attacchi in caso di fallimento dei negoziati, mentre l'Iran ha segnalato una disponibilità condizionale a impegnarsi. Le tensioni sono state ulteriormente complicate dall'attacco di un drone ucraino a un porto russo sul Mar Nero prima delle discussioni di pace mediate dagli Stati Uniti.
Tali sviluppi sostengono tipicamente un premio per il rischio geopolitico, soprattutto in considerazione della sensibilità delle rotte di approvvigionamento globali. Tuttavia, tale premio è sempre più messo in discussione dalle previsioni di surplus: l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha riaffermato le proiezioni di un notevole surplus di petrolio globale nel 2026, riducendo al contempo le stime di crescita della domanda. Secondo alcuni rapporti, inoltre, alcuni membri dell'OPEC+ vedono la possibilità di riprendere gli aumenti di produzione già ad aprile, il che potrebbe far crescere ulteriormente l'offerta. Questi segnali seguono i precedenti accumuli di scorte e rafforzano la percezione che l'offerta globale rimane ampia nonostante le tensioni regionali.
Come già discusso in precedenza, la ripresa del WTI dai minimi di 55 dollari è stata alimentata in gran parte dall'espansione del premio per il rischio piuttosto che dal rafforzamento dei fondamentali. L'attuale calo evidenzia la rapidità con cui il sentiment cambia quando riemerge la narrativa delle eccedenze.
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