Italia, valichi alpini ed Ets marittimo mettono sotto pressione costi logistici nel 2026
Il Sole 24 Ore reports that due dossier destinati a incidere sui flussi commerciali italiani entrano in una fase decisiva nel 2026, tra incertezze sui collegamenti terrestri e nuove regole per il trasporto via mare. Il quadro, ricostruito nell’articolo, lega la tenuta dell’export a decisioni attese tra estate e fine anno, con effetti potenzialmente rilevanti su tempi di consegna, costi di trasporto e scelte di investimento delle imprese.
In evidenza
- Italia rischia un impatto economico annuo di 400 milioni di euro per le restrizioni al Brennero, che riducono la capacità merci del 50%.
- Dal 1 gennaio 2026 l’Ets marittimo imporrà costi stimati in 6 miliardi di euro agli armatori italiani, colpendo in modo particolare flotte e trasporti del settore.
- Porti europei rischiano perdita di traffici e quote di mercato verso Regno Unito ed Egitto poiché molte navi opsano per scali non Ue per evitare i costi Ets.
Sentenze e cantieri sui valichi alpini
In estate è attesa la sentenza della Corte di Giustizia europea sul ricorso presentato dall’Italia contro le interruzioni austriache al Brennero. Il Brennero è il passaggio alpino più trafficato, con oltre 50 milioni di tonnellate di merce l’anno, e gli stop citati nel testo riducono la capacità al 50%. Gli impatti economici vengono stimati in 400 milioni di euro annui.Un secondo punto critico riguarda il Tunnel del Monte Bianco e le scelte che potrebbero maturare prima dell’estate. La Commissione intergovernativa Italia-Francia, sulla base dei cantieri test dell’ultimo biennio, potrebbe decidere tra chiusure trimestrali o uno stop totale di alcuni anni per il risanamento. Anche in questo caso il testo richiama stime di effetti economici nell’ordine di centinaia di milioni di euro all’anno.
Secondo Uniontrasporti, le difficoltà dei valichi alpini pesano su ritardi, costi di trasporto e marginalità, diventando un fattore di competitività nazionale. Il rischio indicato è un impatto sia sull’export sia sulle decisioni di investimento dei gruppi industriali presenti, o interessati a insediarsi, in Italia. Dai valichi passa circa l’80% delle 240 milioni di tonnellate di merci che l’Italia scambia ogni anno con gli altri Paesi europei.
Ets marittimo a regime dal 2026
Dal 1 gennaio 2026, per i collegamenti marittimi che partono o arrivano in Europa, è richiesta la copertura del 100% delle emissioni per i viaggi intra-Ue e del 50% per quelli extra-Ue tramite il meccanismo Ets. I costi complessivi sono stimati in 6 miliardi di euro, e il testo sottolinea che gli armatori italiani risultano tra i più esposti per tipologia di flotte e trasporti effettuati. La misura nasce con obiettivi ambientali definiti condivisibili, ma il suo impatto operativo è al centro del confronto nel settore.Secondo il centro studi Srm del gruppo Intesa Sanpaolo, la normativa mostra tre debolezze principali. In particolare, non incentiverebbe il rinnovamento della flotta, non reinvestirebbe nel settore le risorse raccolte e produrrebbe effetti distorsivi sui traffici. Nel testo questi elementi vengono indicati come fattori che alimentano la discussione su possibili correttivi.
Rischi competitivi e richiesta di una strategia nazionale
L’autorità spagnola dei porti ha presentato a Bruxelles uno studio sulla perdita di quote di mercato dei principali porti europei a favore di quelli britannici e del Mediterraneo orientale, come Egitto e Turchia. Tra i fattori citati compare la scelta di alcune navi di contenere i costi legati all’Ets facendo scalo su porti non Ue. Questa dinamica viene descritta come un potenziale spostamento di traffici che può ridurre la centralità dei porti europei nelle rotte e nelle catene logistiche.Tra costi e effetti indesiderati, il dibattito sulla revisione dell’Ets torna quindi centrale, con implicazioni dirette per la competitività dei collegamenti italiani. Nel confronto, secondo il segretario generale di Fiap Autotrasporti Alessandro Peron, l’Italia dovrebbe inserirsi con una strategia nazionale chiara. La proposta indicata è la costruzione di un tavolo interministeriale che affronti in modo coordinato i nodi della logistica, mettendo insieme le partite su valichi, porti e filiere produttive.
In precedenza abbiamo riportato come, oltre al tema dei dazi, le prospettive dell’export italiano si stiano complicando per l’instabilità geopolitica, con ricadute su energia e sicurezza delle rotte commerciali. Nel nostro approfondimento venivano evidenziate le pressioni su costi, filiere e continuità logistica, con un impatto potenziale anche sulle produzioni di fascia alta del Made in Italy.
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