Unioncamere rileva imprese femminili più strutturate in Italia

Unioncamere rileva imprese femminili più strutturate in Italia
Crescita imprese femminili

La platea delle aziende guidate da donne resta numericamente stabile, ma cambia composizione: crescono le realtà più grandi e le società di capitali, mentre arretrano le microimprese e le ditte individuali. A indicarlo è l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, diffuso in occasione dell’avvio da Lucca dell’edizione 2026 del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa, iniziativa inserita nel Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile.

In evidenza

  • Nel 2025 le imprese femminili in Italia si attestano a poco più di 1,3 milioni, registrando una flessione dello 0,3% rispetto al 2024.
  • Crescita strutturale: +2,6% di società di capitali guidate da donne rispetto al 2024, oltre 9mila nuove unità a fronte di 7mila ditte individuali in meno.
  • Le imprese femminili impiegano il 54% di donne tra i dipendenti e il 28% adotta misure di conciliazione vita-lavoro, rispetto al 22% delle altre imprese.

Numeri 2025 e cambio di scala

I dati riportati da Il Sole 24 Ore mostrano che in Italia si contano poco più di 1,3 milioni di imprese femminili, un dato rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni, con una flessione dello 0,3% rispetto al 2024. A fine 2025 le imprese femminili rappresentavano il 22,3% del sistema produttivo nazionale, poco più di 1 su 4. Il confronto con il 2024 mostra un calo delle aziende con 0-9 addetti, quasi 4.500 in meno. In parallelo aumentano le imprese di dimensioni superiori: +0,5% tra 10-49 addetti (+246), +1,3% tra 50-249 (+44) e +3,8% oltre 250 addetti (+13). Secondo Unioncamere, questi segnali indicano che l’impresa piccola e diffusa, vicina in parte all’autoimpiego, sta lasciando spazio a realtà più articolate e competitive sul mercato.

Struttura societaria e strumenti di politica industriale

Il rafforzamento strutturale si riflette anche nella forma giuridica, con un incremento delle società di capitali del 2,6% rispetto al 2024 a scapito delle altre tipologie. In termini assoluti, ciò equivale a oltre 9mila società di capitali in più guidate da donne e a oltre 7mila ditte individuali in meno. I dati arrivano dall’Osservatorio di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e del Centro studi Tagliacarne. La presentazione è collegata al roadshow promosso da Unioncamere con il coinvolgimento dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile. L’iniziativa è inserita nel Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile, gestito da Invitalia in collaborazione con Unioncamere per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e finanziato dai fondi europei del Next Generation EU.

Ricadute su occupazione femminile e welfare aziendale

L’impatto delle imprese femminili, secondo i dati citati, non si limita alla dimensione economica e produttiva. In queste aziende le donne rappresentano il 54% dei dipendenti, contro il 39% delle altre imprese, con un effetto di sostegno all’occupazione femminile. Emerge anche una maggiore attenzione alle politiche di conciliazione vita-lavoro. Il 28% delle imprese femminili adotta misure di conciliazione, rispetto al 22% delle imprese non femminili. Questo differenziale viene indicato come un elemento distintivo sul piano organizzativo e del welfare.

In una nostra precedente analisi abbiamo esaminato l’andamento dell’occupazione femminile in Italia e il divario che resta rispetto alla media UE, con un peggioramento legato soprattutto alle difficoltà di conciliazione tra famiglia e lavoro. Avevamo evidenziato in particolare l’impatto della maternità (soprattutto con più figli) e il ruolo dell’istruzione come fattore che riduce l’uscita dal mercato del lavoro e sostiene la continuità lavorativa.

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