Porti dell’Adriatico rallentano l’export per la crisi di Hormuz

Porti dell’Adriatico rallentano l’export per la crisi di Hormuz
Porti Adriatici in crisi

Secondo Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal, il blocco dei transiti marittimi nello stretto di Hormuz e la contrazione dei passaggi nel Mar Rosso iniziano a incidere sull’operatività dei porti italiani, soprattutto sull’Adriatico. Il quadro, afferma, è difficile e preoccupante, ma non ancora devastante, anche grazie alla capacità della logistica di adattarsi rapidamente alle crisi. I tempi del trasporto marittimo risultano già più lunghi rispetto alle attese formulate appena 15 giorni fa, con effetti sulle catene di approvvigionamento e sulle spedizioni verso Oriente.

In evidenza

  • Crisi di Hormuz e blocco del Mar Rosso causano rallentamenti nell’export dei porti adriatici—Ravenna, Ancona, Venezia, Trieste—soprattutto nei settori metallurgia, ceramica, cereali.
  • Le compagnie marittime e operatori logistici riorganizzano rotte e servizi, favorendo porti vicini a Gibilterra e penalizzando i terminal italiani più distanti dall’accesso occidentale.
  • Assiterminal chiede la sospensione dell’Ets per traghetti e operatori portuali per mitigare i costi crescenti, mentre la crisi mediorientale continua a pesare su rotte e competitività.

Come riporta Il Sole 24 Ore, Ferrari spiega che è ancora presto per una valutazione definitiva dei volumi, ma i primi segnali di frenata dell’export sono già visibili. Il rallentamento riguarda in particolare metallurgia, ceramica, prodotti lavorati e derivati dei cereali, comparti nei quali emergono difficoltà nella spedizione delle merci. Tra gli scali più esposti vengono indicati Ravenna, Ancona, Venezia e in parte Trieste, dove si profila una contrazione sia dell’import di materie prime sia dell’export verso i mercati serviti dall’area.

La nuova configurazione delle rotte penalizza soprattutto i porti italiani più lontani dall’accesso occidentale del Mediterraneo. Con il Mar Rosso di fatto di nuovo fermo, le compagnie marittime riorganizzano i servizi e trovano più convenienti scali vicini a Gibilterra, mentre le navi tornano a circumnavigare l’Africa. In questo contesto, i terminal stanno intervenendo su spazi e organizzazione del lavoro per assorbire gli effetti del cambio di scenario.

Pressione minore sul Tirreno e timori per crociere e traghetti

Il Tirreno, secondo Assiterminal, risente della crisi in misura inferiore rispetto all’Adriatico. Nel settore container, l’impatto si concentra sulla gestione dei contenitori vuoti e sul riposizionamento di quote di transhipment verso porti spagnoli e marocchini, favoriti dalla prossimità a Gibilterra. I traffici tirrenici mantengono inoltre una maggiore esposizione ai rapporti commerciali con il continente americano, fattore che limita la dipendenza dalle rotte orientali.

Emergono però preoccupazioni anche nel comparto crocieristico, dove si registra un rallentamento delle prenotazioni dagli U.S. in scenari di tensione vicini al Mediterraneo. Questo andamento potrebbe tradursi in una riduzione del traffico nei porti, dopo prospettive di ulteriore crescita che circolavano fino a un mese fa. Per i traghetti, invece, il rischio riguarda soprattutto i prezzi, per effetto combinato dei costi dell’Ets e dell’aumento del bunker.

Capacità di adattamento della logistica italiana

Ferrari indica come elemento centrale la reattività della filiera logistica, che continua a ridisegnare rotte e soluzioni operative per contenere i danni. Le compagnie crocieristiche stanno modificando gli itinerari, mentre gli operatori del trasporto marittimo ricorrono anche a combinazioni con strada e ferrovia per garantire l’arrivo delle merci a destinazione. Anche i terminal stanno ottimizzando la capacità operativa, un aspetto che, secondo Assiterminal, richiede politiche attive e misure di semplificazione a sostegno del settore.

Sul fronte dei costi, il direttore dell’associazione valuta positivamente eventuali interventi del Governo e di Confindustria presso Bruxelles per ottenere almeno una sospensione dell’Ets applicato al comparto. Una revisione temporanea dei meccanismi, nelle attuali condizioni di mercato, potrebbe alleggerire la pressione tariffaria su traghetti e operatori portuali. Il nodo resta tuttavia l’evoluzione della crisi mediorientale, che continua a influenzare tempi, rotte e competitività dei porti italiani.

In un nostro precedente aggiornamento abbiamo seguito l’andamento del greggio WTI, rimasto vicino a 98 dollari in una fase di consolidamento dopo il tentativo di superare i massimi recenti. L’analisi evidenziava un momentum neutrale e livelli tecnici chiave tra 96 e 97 dollari, con i prezzi condizionati dall’equilibrio tra domanda e offerta e dall’assenza di un catalizzatore forte.

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