Secondo le elaborazioni di Sace riportate nell'articolo, il settore italiano del mobile mantiene nel 2025 esportazioni per 13,8 miliardi di euro, in sostanziale stabilità sull'anno precedente, in un contesto segnato dal rallentamento di alcuni mercati chiave e dalla crescita di destinazioni alternative. Il comparto resta uno dei pilastri del made in Italy grazie al posizionamento nei segmenti medio alti, al design e alla qualità dei materiali, mentre la tenuta delle vendite estere dipende sempre più dalla diversificazione geografica.
In evidenza
- Italian furniture sector generated €44 billion revenue in 2023, with 2025 export sales at €13.8 billion and a 1.2% drop in core furniture exports.
- Exports to France and U.S., absorbing 30% of total, declined due to weaker demand and U.S. tariff increases, while Germany and UK grew 2% and 3.6%.
- Emerging markets such as Turkey and Morocco saw export surges of 36.9% and 53.5%, reinforcing diversification as the key growth strategy.
Andamento dell'export e segmenti che sostengono il settore
Le elaborazioni citate indicano che il settore, dalla lavorazione iniziale del legno alla fabbricazione di mobili, ha generato nel 2023 un fatturato di circa 44 miliardi di euro. Nel 2025 le vendite estere rappresentano 13,8 miliardi di euro dei ricavi complessivi, mentre quelle dei mobili in senso stretto valgono 11,2 miliardi e segnano un calo dell'1,2%. La tenuta complessiva arriva dal contributo di comparti come parti e accessori di mobili, legno e prodotti in legno, mobili per arredo domestico, poltrone e divani.
Non tutti i segmenti però mostrano la stessa dinamica. Gli arredi da esterno registrano una flessione del 7,6%, le sedie del 2,1% e i mobili per cucina del 5%. Questo andamento conferma una domanda estera selettiva, con risultati migliori per le categorie più legate alla componentistica e ai prodotti con maggiore contenuto di qualità e design.
Francia e U.S. pesano, crescono Germania e nuovi mercati
La dinamica dei mercati di sbocco è influenzata soprattutto dal calo di Francia e U.S., primo e secondo mercato per i mobili italiani, che insieme assorbono circa il 30% del totale esportato. In Francia pesano le minori vendite di poltrone, divani e altri mobili, compreso l'arredo esterno. Negli U.S., invece, la domanda risente del contesto commerciale più complesso legato all'aumento dei dazi doganali, con una riduzione degli acquisti di arredo domestico, parti e accessori e altri mobili.
In controtendenza, Germania e Regno Unito mostrano crescite rispettivamente del 2% e del 3,6%, sostenute soprattutto da parti e accessori di mobili. Risultati positivi arrivano anche da Spagna ed Emirati Arabi Uniti, favoriti da processi di urbanizzazione, mentre Svizzera e Cina restano in calo. In Cina continua a pesare il rallentamento degli investimenti collegato alla crisi del settore immobiliare.
Diversificazione geografica come leva di crescita
I mercati meno presidiati offrono i segnali più dinamici per le imprese italiane del mobile. Turchia e Marocco registrano aumenti molto elevati, rispettivamente del 36,9% e del 53,5%, con progressi diffusi tra i vari comparti, mentre il Brasile cresce del 5,4% grazie soprattutto a parti e accessori di mobili e ai prodotti in legno. Questi dati rafforzano l'idea che l'espansione internazionale del settore dipenda sempre più dalla capacità di aprire nuove rotte commerciali.
Per il comparto, la diversificazione dei mercati di destinazione si conferma quindi la principale strategia di difesa rispetto alla debolezza di alcuni sbocchi maturi. Il posizionamento su prodotti di alta qualità e design ricercato resta il fattore competitivo centrale per sostenere i ricavi esteri e contenere l'impatto delle flessioni nei mercati principali.
In una nostra precedente analisi sul mobile e design made in Italy abbiamo evidenziato l’avvio del 2026 in uno scenario incerto, tra tensioni in Medio Oriente, rischi logistici legati allo Stretto di Hormuz e un quadro estero condizionato anche dalle dinamiche dei dazi. In quel contesto abbiamo riportato che l’export restava più solido sui mercati europei (con segnali positivi da Germania, Regno Unito e Spagna) e su alcune destinazioni emergenti come Turchia ed Emirati Arabi Uniti, mentre gli Stati Uniti rallentavano e la Cina restava debole. Il focus metteva inoltre in luce il ruolo dei distretti nel sostenere surplus commerciale e capacità di riorientare i flussi verso mercati più dinamici.
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