Italia frena sul trasferimento tecnologico, ricerca Teha Club segnala ritardo rispetto ai principali competitor
La base manifatturiera italiana resta ampia in Europa, ma questa forza si traduce solo in parte in capacità di portare l'innovazione dalla ricerca al mercato. Un'analisi su 25 anni indica che il Paese accumula un ritardo rispetto a Germania, Francia, Spagna, Cina e soprattutto U.S., mentre emergono limiti nelle risorse dedicate al trasferimento tecnologico.
In evidenza
- Italia ha creato 9.000 aziende innovative in 25 anni, pari a un terzo di Francia, Germania e Spagna, solo un trentaseiesimo rispetto agli U.S.
- Le Pmi manifatturiere italiane ricevono 112 euro a testa in risorse per Competence Center, contro i 18.000 euro per impresa della rete Fraunhofer tedesca.
- La carenza di finanziamenti e trasferimento tecnologico ostacola la competitività del sistema produttivo italiano rispetto ai principali competitor internazionali.
Studio su innovazione e strategia di techshoring
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la ricerca di Teha Club e InnoTech Hub mette in fila i numeri dell'innovazione italiana e propone una strategia di rilancio centrata sul techshoring. Lo studio, intitolato "Le grandi tecnologie del futuro: nuovi paradigmi per economia, sicurezza e società. Verso una strategia di techshoring per l'Italia", punta ad allineare le catene del valore nazionali ai grandi trend tecnologici globali per attrarre capitali e competenze.L'analisi segnala che in 25 anni nascono novemila aziende innovative, circa una al giorno includendo sabati e domeniche. In valore assoluto il dato può apparire rilevante, ma nel confronto internazionale l'Italia resta in coda, con livelli inferiori a metà di quelli di Germania, Francia e Spagna, pari a un sesto della Cina e a un trentaseiesimo rispetto agli U.S.
I cinque macrotrend tecnologici individuati come strategici per la competitività del Paese sono energia e acqua, AI e quantum, robotica e sistemi autonomi, biotecnologie e materiali avanzati, difesa, spazio e sicurezza. L'obiettivo indicato è fare dell'Italia un hub di innovazione attraverso una politica industriale più mirata sul collegamento tra ricerca, produzione e mercato.
Impatto su Pmi e competitività industriale
L'Italia conta oltre 338mila imprese ed è il primo Paese europeo per numero di Pmi manifatturiere, davanti a Francia con 257mila e Polonia con 240mila. Secondo lo studio, però, questa scala industriale non si traduce ancora in una spinta innovativa proporzionata, con effetti sulla competitività futura del sistema produttivo.Un nodo centrale riguarda le risorse destinate ai Competence Center, gli hub creati per agevolare il trasferimento tecnologico. Per ogni Pmi risultano disponibili 112 euro, contro i 18mila euro della rete tedesca Fraunhofer, che dispone di un budget di 3,6 miliardi.
Il divario nei finanziamenti suggerisce un limite strutturale nella capacità di accompagnare le imprese dall'attività di ricerca all'adozione industriale delle nuove tecnologie. Per il settore manifatturiero e per la politica industriale italiana, il rafforzamento degli strumenti di trasferimento tecnologico resta quindi uno dei passaggi chiave per colmare il gap con i principali concorrenti internazionali.
Nel nostro precedente articolo su Tech Europe Foundation abbiamo raccontato l’iniziativa nata per colmare il divario tra ricerca e impresa in Italia, creando una piattaforma che connette università, competenze manageriali, industria e investitori. A 15 mesi dall’avvio, la fondazione ha indicato di aver raccolto circa 130 milioni, finanziato 111 progetti di ricerca e sostenuto 78 startup, con l’obiettivo di scalare il trasferimento tecnologico e rendere più continuo il passaggio dalla scienza al mercato.
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