Arredamento italiano, export in calo a gennaio nei mercati chiave
Secondo le elaborazioni del centro studi di FederlegnoArredo sui dati diffusi la scorsa settimana, il 2026 si apre con un netto peggioramento per le vendite estere del macrosistema dell’arredamento, dopo un 2025 chiuso a 27,7 miliardi di euro e con una crescita complessiva dello 0,9%. Il rallentamento arriva mentre il settore si prepara al Salone del Mobile di Milano, in programma dal 21 al 26 aprile a Rho-Fiera Milano, in un contesto che aumenta l’attenzione delle imprese sull’andamento dei mercati internazionali.
In evidenza
- Italian furniture exports fell 13,1% in January 2026 year-on-year, deepening the sector's downturn from a marginal 0,8% drop in all of 2025.
- US demand led the decline with a 28,5% contraction in January, attributed to 15% Trump-era tariffs and dollar depreciation against the euro.
- In Asia, exports to China dropped 46,6% and to India 41,2%, while the Europe-wide decline hit 9%, raising concerns ahead of the 2026 Salone del Mobile.
Flessione dell’export a gennaio 2026
Le vendite estere del comparto segnano un calo del 13,1% a gennaio rispetto allo stesso mese del 2025. Il dato conferma l’indebolimento già emerso nella parte finale dello scorso anno, nonostante nel 2025 l’export avesse limitato la flessione allo 0,8% e continuasse a rappresentare oltre la metà dei ricavi del settore. Il valore delle esportazioni nel 2025 si attesta a 14,2 miliardi di euro, contro i 13,5 miliardi generati sul mercato domestico.
Tra i mercati più colpiti figurano gli U.S., dove a gennaio il calo raggiunge il 28,5% su base annua. Il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, spiega che il peggioramento riflette sia l’entrata in vigore dei dazi al 15% voluti dal presidente Trump, sia la svalutazione del dollaro sull’euro. Secondo l’associazione, il dato di fine 2025 sul mercato statunitense, pari a circa -4,9%, già nascondeva una contrazione più marcata negli ultimi mesi dell’anno.
Europa debole e crollo in Asia
Nel mercato europeo, la Francia, primo sbocco dell’arredo italiano, registra una flessione del 6,1%, mentre la Germania perde il 18,4% dopo i timidi segnali di recupero visti nell’ultima parte del 2025. Nel complesso, l’Unione europea segna un arretramento del 9%, con progressi solo in Austria e Cechia, volumi però insufficienti a compensare le perdite degli altri Paesi. Anche il Regno Unito, che nel 2025 aveva mostrato una crescita sostenuta, a gennaio scende del 6,7%.
Fuori dall’Europa, la frenata appare ancora più accentuata. La Cina crolla del 46,6%, nonostante molte aziende del settore indicassero segnali di recupero dopo il raffreddamento post pandemia. L’India, mercato sul quale le imprese del mobile continuano a riporre aspettative di sviluppo, registra a sua volta un tonfo del 41,2%.
Pressione sul settore in vista del Salone del Mobile
Il peggioramento di gennaio alimenta la preoccupazione tra le imprese dell’arredamento, perché segnala un avvio d’anno molto più debole dei mesi precedenti. Il settore arriva così al principale appuntamento internazionale del design e dell’arredo con una domanda estera in forte rallentamento nei principali mercati di destinazione. Per un comparto che dipende in larga misura dall’export, la dinamica pesa direttamente sulle prospettive di ricavo del 2026.
Il quadro, inoltre, secondo il testo, non incorpora ancora gli effetti della guerra in Iran. L’impatto riguarda soprattutto i Paesi del Golfo, area che negli ultimi anni aveva fornito uno dei contributi più rilevanti alla crescita, in particolare attraverso gli Emirati Arabi Uniti. Questo elemento aggiunge ulteriore incertezza a uno scenario già condizionato da tariffe, cambi e debolezza della domanda internazionale.
In una nostra precedente analisi sull’export del mobile italiano nel 2025 abbiamo ricostruito un quadro di sostanziale tenuta delle vendite estere, sostenuta da qualità, design e diversificazione geografica. In quel contesto avevamo evidenziato il rallentamento di Francia e Stati Uniti (anche per l’effetto dazi) e, al contrario, segnali migliori da alcuni mercati europei e da destinazioni emergenti come Turchia ed Emirati Arabi Uniti, con la Cina ancora debole.
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