UniCredit rafforza la quota in Generali, il mercato guarda alla soglia del 10%
Il riassetto azionario di Generali entra in una fase più intensa mentre UniCredit aumenta rapidamente la propria partecipazione nel gruppo assicurativo triestino. L’operazione viene letta dal mercato sia come tutela finanziaria dell’investimento sia come possibile base per un ampliamento della collaborazione industriale nell’Europa orientale.
In evidenza
- UniCredit aumenta la partecipazione in Generali dall’6,68% all’8,72%, superando secondo indiscrezioni il 9% e puntando potenzialmente al 10%, soglia che richiede autorizzazione Ivass.
- L'incremento azionario di UniCredit si collega a motivazioni di protezione dell’investimento e a possibili collaborazioni industriali, specie nei Paesi dell’Est e nell’asset management.
- Il rafforzamento di UniCredit incide sugli equilibri azionari di Generali, che consolida la leadership di settore con una capitalizzazione vicina a 60 miliardi di euro.
Salita nel capitale e opzioni industriali
Come riporta Il Sole 24 Ore, UniCredit sale dal 6,68% detenuto in precedenza all’8,72% in Generali e, secondo indiscrezioni di stampa, supera anche il 9%, con il mercato che la vede proiettata verso il 10%. Oltre quella soglia sarebbe necessario chiedere l’autorizzazione dell’Ivass.Da Piazza Gae Aulenti arriva un no comment, ma negli ambienti finanziari l’aumento della presenza nel capitale di Trieste viene collegato a una logica duplice. Da un lato c’è la protezione del valore dell’investimento, dall’altro c’è soprattutto una motivazione industriale legata al business.
Da tempo sarebbero in corso colloqui tra l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, e quello di Generali, Philippe Donnet, per ampliare la partnership nei Paesi dell’Est sottoscritta nel 2017 e finora limitata alla distribuzione di prodotti specifici. Il rafforzamento azionario potrebbe quindi sostenere un’intesa più ampia in aree dove Generali è particolarmente forte, anche con possibili sviluppi nell’asset management, segmento nel quale il gruppo assicurativo cerca ancora nuove opzioni di crescita dopo il tentativo di accordo con Natixis.
Gli sviluppi restano comunque aperti, anche perché per UniCredit la partita su Commerzbank non è ancora chiusa e questo rende difficile stimare quali risorse possano essere destinate a nuove mosse strategiche in Italia o in altri mercati.
Equilibri azionari e impatto sul risiko bancario
L’avanzata di UniCredit incide direttamente sulla contendibilità di Generali in un momento in cui l’assetto azionario della compagnia resta esposto a più variabili. Tra le quote stabili figurano il 6,26% del Gruppo Caltagirone, il 4,87% della famiglia Benetton e l’1,9% di Fondazione Crt, mentre il destino del 13,2% detenuto da Mediobanca e del 10% riconducibile a Delfin resta meno definito.Nel caso di Mediobanca, una rapida mobilizzazione della partecipazione appare difficile perché l’eventuale disponibilità effettiva dei titoli per Mps richiede prima il completamento dell’integrazione, passaggio che secondo il testo richiede almeno un anno o un anno e mezzo. Diverso il quadro per Delfin, dove il futuro della quota dipende dall’accordo su cui lavora Leonardo Maria Del Vecchio per rilevare le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola; se l’intesa va in porto, una dismissione di asset finanziari potrebbe contribuire a sostenere il riassetto a monte della catena di controllo.
In questo contesto, UniCredit potrebbe trovarsi davanti a una scelta tra la prosecuzione del dossier tedesco e un ulteriore rafforzamento su Generali. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un ingresso di Intesa Sanpaolo, nonostante il gruppo si sia più volte tenuto fuori da operazioni straordinarie, con il mercato che immagina eventualmente un passaggio attraverso Mps.
Per Generali, il fermento attorno al capitale sostiene anche il profilo di mercato del titolo. La compagnia consolida infatti la leadership tra i grandi del settore nel rally di Borsa, con una capitalizzazione ormai vicina ai 60 miliardi di euro.
Nel nostro precedente articolo sul rafforzamento di UniCredit nel capitale di Generali abbiamo ricostruito l’aumento della quota all’8,72% e il quadro degli altri principali azionisti, evidenziando come il nuovo equilibrio mantenga alta l’attenzione del mercato sul risiko bancario-assicurativo italiano. In quel contesto abbiamo anche richiamato i messaggi del management sul piano “Lifetime Partner 27”, con il 2026 indicato come anno chiave, e il potenziale impatto delle mosse sul capitale su governance e opzioni strategiche del gruppo.
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