Italia, il turismo outdoor vale fino a 9,1 miliardi nel 2026
Dopo il rimbalzo successivo alla pandemia, il turismo outdoor in Italia consolida il proprio peso economico e nel 2026 genera ricavi stimati oltre 9 miliardi di euro. La spinta arriva soprattutto dalla domanda estera, mentre il mercato domestico resta stabile e il Paese mantiene il secondo posto in Europa per offerta, dietro la Spagna.
In evidenza
- Italia prevede per il 2026 una spesa diretta nel turismo outdoor di oltre 5,12 miliardi di euro, salendo a 9,1 miliardi includendo indotto.
- Si stimano 68,4 milioni di pernottamenti (+0,4% sul 2025), con la domanda internazionale in crescita del 14% rispetto al 2019 e quella domestica in calo del 9,2%.
- Il Nord Est rappresenta il 46% delle presenze italiane nel 2025 con 31,4 milioni di notti, trainato dai mercati di lingua tedesca e nord-europei.
Stime 2026 e andamento della domanda
Come riportato da Il Sole 24 Ore, le analisi di Thrends per la sesta edizione dell’Osservatorio del turismo outdoor realizzato per Human Company indicano per quest’anno una spesa diretta superiore a 5,12 miliardi di euro, che sale a oltre 9,1 miliardi includendo componenti indirette e indotto. Secondo lo studio, il valore complessivo può arrivare fino a 13,3 miliardi di euro.Le presenze attese in campeggi, resort e villaggi raggiungono 68,4 milioni di pernottamenti, in aumento dello 0,4% sul 2025. Il principale motore resta l’estero, con 37,8 milioni di notti pari al 55% del totale, mentre gli italiani generano circa 30,6 milioni di pernottamenti con un andamento stabile.
Nel confronto con il 2019, la domanda internazionale sfiora una crescita del 14%, mentre il mercato domestico registra un calo del 9,2%. Domenico Montano, general manager di Human Company, afferma che l’Italia si conferma il secondo mercato europeo e indica come priorità la qualificazione e l’innovazione dell’offerta, con una crescita del comfort e dei servizi allineati agli hotel a 3 e 4 stelle.
Nord Est baricentro dell’offerta europea
Sul piano territoriale, il Nord Est concentra la quota principale dell’offerta italiana, tra lago di Garda, delta del Po, costa veneta e Romagna. In quest’area nel 2025 si concentrano 31,4 milioni di pernottamenti, quasi il 46% del totale, favoriti dalla vicinanza ai mercati di lingua tedesca e del Nord Europa.Dopo il Nord Est seguono il Centro con 16,7 milioni di notti, il Sud e le isole con 10,6 milioni e il Nord-Ovest con 9,5 milioni. Per il 2026 gli analisti disegnano uno scenario di domanda sostanzialmente stabile, anche per effetto dell’incertezza legata al contesto geopolitico e al prezzo del petrolio.
L’analisi estesa per la prima volta al mercato europeo mostra che nel 2025 in Europa si registrano circa 3 miliardi di pernottamenti in tutte le strutture ricettive, in crescita del 2,2% sull’anno precedente. Nello stesso periodo, la vacanza all’aria aperta supera 413,2 milioni di notti, con quasi 154 milioni nella sola Francia, mentre sei Paesi, Francia, Italia, Spagna, Germania, Olanda e Croazia, totalizzano 351,3 milioni di pernottamenti.
Nel nostro precedente articolo sul ponte del 25 aprile abbiamo analizzato la domanda turistica primaverile in Italia, con circa 4,7 milioni di pernottamenti e un tasso medio di saturazione dell’offerta online intorno all’80%, sostenuto da micro-vacanze e mete di prossimità. Avevamo inoltre evidenziato prezzi medi in calo rispetto al 2025 e una spinta della domanda estera, con alcune grandi destinazioni come Milano, Venezia e Roma sopra i livelli di occupazione dell’anno scorso.
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