Acciaierie d’Italia ottiene la sospensione del Tar sullo stop alla centrale di Taranto
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto evita per ora il rischio di una fermata dal 13 maggio legata all’ordinanza comunale sulla centrale termoelettrica che alimenta la fabbrica. La decisione mantiene aperta la continuità produttiva mentre resta in corso il confronto sulla cessione del gruppo a due potenziali investitori.
In evidenza
- Il Tar di Lecce sospende la decisione del sindaco di Taranto che imponeva entro 30 giorni lo stop della centrale di Acciaierie d’Italia, fissando la discussione collegiale al 19 maggio 2026.
- Il blocco della centrale impedirebbe la gestione dei gas del ciclo siderurgico, fermando l’area a caldo e bloccando la produzione del sito di Taranto.
- La misura cautelare viene decisa mentre prosegue la trattativa di cessione con Flacks Group e Jindal Steel International tra i potenziali investitori.
Sospensione cautelare e prossime scadenze
Come riportato da Il Sole 24 Ore, il Tar di Lecce sospende il provvedimento con cui il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, impone entro 30 giorni lo stop della centrale che lavora i gas di altoforno e alimenta lo stabilimento di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.Nel decreto, il presidente del Tar di Lecce, Antonio Pasca, scrive che le questioni sollevate richiedono un adeguato approfondimento in sede collegiale e che appare opportuno salvaguardare lo stato di fatto esistente fino alla fase decisoria. Il tribunale fissa la trattazione collegiale in camera di consiglio per il 19 maggio 2026.
Nell’impugnazione depositata il 24 aprile, i legali di AdI Energia, Marco Annoni e Luisa Torchia, sostengono che dal 13 maggio 2026 la società sarebbe obbligata a sospendere l’esercizio della centrale e chiedono l’accelerazione dei termini per discutere l’istanza cautelare prima della data indicata per il blocco dell’attività.
Impatto produttivo e nodo autorizzazioni
Secondo le valutazioni dell’azienda, lo stop della centrale impedisce di recuperare e gestire i gas del ciclo siderurgico. Non potendo essere smaltiti né bruciati in torcia, questa situazione ferma l’area a caldo, considerata il cuore produttivo del sito di Taranto.Il sindaco motiva l’ordinanza affermando che AdI Energia resta inadempiente sulla presentazione del piano di riduzione del rischio non cancerogeno relativo ai parametri emissivi di arsenico, cobalto e nichel. Bitetti ribadisce che Taranto non può più essere considerata una terra di sacrificio e sostiene che una centrale non possa operare senza dimostrare l’assenza di inquinamento.
Nel ricorso, i legali dell’azienda contestano anche il fondamento giuridico dell’ordinanza, sostenendo che derivi da atti regionali del 2025 già impugnati e che per impianti soggetti ad Aia nazionale la valutazione del danno sanitario regionale possa essere utilizzata solo nell’ambito del riesame ministeriale, senza attribuire al sindaco poteri riservati all’autorità nazionale competente. La decisione cautelare arriva inoltre mentre resta aperta la trattativa per la cessione dell’azienda, con il fondo statunitense Flacks Group e Jindal Steel International tra i potenziali investitori.
Nel nostro precedente approfondimento sul Just Transition Fund a Taranto abbiamo raccontato l’avvio della fase operativa del programma europeo da 800 milioni, con i primi bandi e cinque misure già attivate dalla Regione Puglia a sostegno di investimenti, innovazione ed efficienza energetica. L’articolo spiegava anche come il pacchetto includa interventi su bonifiche e riconversione locale, dai progetti “Filiere Verdi” al Sea Hub per il Mar Piccolo, con scadenze e procedure pensate per accelerare la transizione del territorio.
- Forex
- Crypto