Sardegna, spopolamento riduce la capacità produttiva fino a 1,7 miliardi

Sardegna, spopolamento riduce la capacità produttiva fino a 1,7 miliardi
Spopolamento frena Sardegna

La crisi demografica della Sardegna si conferma un fattore di rischio economico strutturale per l'isola, con effetti che vanno oltre il calo dei residenti. Il restringimento della popolazione in età lavorativa si traduce infatti in una perdita potenziale di oltre 1,7 miliardi di euro di capacità produttiva, secondo le stime elaborate sul territorio comunale.

In evidenza

  • Sardegna perde 44.238 occupati e circa 1,705 miliardi di euro di capacità produttiva potenziale a causa dello spopolamento e dell'invecchiamento.
  • Nel 2024 il tasso di natalità scende a 4,5 per mille e l'età mediana raggiunge 51,7 anni, rendendo la Sardegna una delle regioni più anziane d'Europa.
  • La popolazione attiva (15-64 anni) passa dal 69,6% nel 2005 al 62,8% stimato per il 2025, aggravando la fragilità produttiva rispetto a benchmark internazionali come la Corea del Sud.

Stima economica e quadro demografico

Come riportato da Confindustria Sardegna nel report «Il costo dello spopolamento: demografia e capacità produttiva», l'isola mostra indicatori demografici più critici rispetto al resto d'Italia e a gran parte dell'Europa. Nel 2024 il numero medio di figli per donna scende a 0,91, mentre il tasso di natalità si ferma a 4,5 nati ogni mille residenti e la quota di popolazione con almeno 65 anni raggiunge il 27,4%.

I residenti tra 0 e 14 anni rappresentano appena il 9,7% della popolazione e l'età mediana arriva a 51,7 anni, dato che colloca la Sardegna tra le aree più anziane del continente. Andrea Porcu, direttore di Confindustria Sardegna, afferma che la perdita di residenti coincide con una riduzione di giovani, famiglie, lavoro e capacità produttiva, in un contesto aggravato dall'insularità.

Il rapporto evidenzia inoltre che la quota di residenti tra 15 e 64 anni passa dal 69,6% del 2005 al 62,8% del 2025. A parità di popolazione complessiva, mantenendo la struttura demografica del 2005, la Sardegna conterebbe oggi oltre 106 mila residenti in età lavorativa in più.

Il Centro Studi traduce questo divario in una stima economica applicando ai singoli comuni il tasso di occupazione e il valore aggiunto per addetto. Il risultato indica una perdita potenziale di 44.238 occupati e di circa 1,705 miliardi di euro di capacità produttiva; una simulazione più prudente, calcolata sul solo valore aggiunto per addetto dei servizi, stima comunque un impatto vicino a 1,5 miliardi di euro.

Effetti sui territori e confronto internazionale

Lo studio segnala che la fragilità della struttura demografica sarda risulta persino superiore a quella della Corea del Sud, spesso citata come caso simbolo della crisi delle nascite. Pur con un tasso di fertilità leggermente più alto di quello coreano, l'isola presenta una popolazione più anziana e una quota di residenti in età attiva sensibilmente più bassa.

Nei comuni con meno di 1.000 abitanti l'età media supera di oltre tre anni quella dei centri urbani, segnalando un indebolimento più marcato delle aree interne e rurali. Secondo Porcu, il fenomeno non incide solo su scuole e servizi, ma limita direttamente la capacità dei territori di attrarre famiglie, lavoratori e imprese, aumentando il rischio di desertificazione economica e sociale.

Per il sistema produttivo regionale, il nodo demografico diventa quindi una leva centrale di sviluppo e competitività. Il report sostiene che imprese e istituzioni devono collaborare per trattenere i giovani e attrarre dall'esterno lavoratori, studenti e imprenditori, così da contrastare l'erosione della base occupazionale e produttiva.

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