Italia vara piano casa da 10 miliardi per ampliare l’offerta abitativa
Il governo presenta un piano casa da 10 miliardi di euro con l’obiettivo di rendere disponibili oltre 100mila alloggi in dieci anni. L’intervento punta su edilizia residenziale pubblica, housing sociale e investimenti privati, mentre l’esecutivo lo collega alla crescente difficoltà di accesso ad abitazioni a prezzi sostenibili nelle principali città italiane.
In evidenza
- Italia lancia un piano casa da 10 miliardi con decreto legge e disegno di legge per aumentare l’offerta abitativa e contenere il caro mutui e affitti.
- Previsto recupero di 60.000 alloggi popolari entro un anno, con 5 miliardi destinati a edilizia pubblica e sociale e fondi gestiti da Invitalia.
- Il piano adotta procedure accelerate con commissario straordinario, ma scontri politici riguardano il ruolo delle soprintendenze e il coordinamento istituzionale.
Struttura del piano e tempi di attuazione
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia il pacchetto dopo il Consiglio dei ministri, affiancata dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e, in collegamento, dai vertici di Regioni e Anci. Il piano si articola in un decreto legge sul capitolo abitativo e in un disegno di legge sugli sfratti, con la finalità dichiarata di rispondere a una domanda abitativa che coinvolge non solo le fasce più fragili ma anche una parte più ampia della popolazione.Meloni definisce la casa un bene primario e richiama la pressione dei costi immobiliari nelle grandi città. Nel suo intervento cita il superamento della soglia del 33% dell’indice di sforzo su mutui e affitti nei principali centri urbani, con Milano oltre il 47% e Roma vicina al 36%, indicando in particolare le difficoltà dei giovani ad acquistare un immobile.
Il primo pilastro riguarda l’edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. Salvini afferma che entro un anno vengono recuperati 60mila alloggi popolari oggi non assegnati perché fuori norma, occupati abusivamente o bisognosi di interventi su infissi e impianti; per questa linea il Mit mette a disposizione circa 5 miliardi, con un fondo iniziale da 1,7 miliardi che successivamente si amplia con risorse per la rigenerazione urbana.
L’intero pacchetto, indicato in circa 6 miliardi per questa componente, viene gestito da Invitalia e comprende anche progetti di recupero di edilizia residenziale sociale. Tra gli strumenti previsti c’è anche il rent to buy, pensato per consentire agli inquilini di trasformare il canone in un percorso verso il riscatto finale dell’immobile.
Impatto politico e nodi sull’esecuzione
Il piano si inserisce nella strategia con cui l’esecutivo vuole dare un segnale operativo su temi ad alta sensibilità sociale in vista del 1 maggio e dopo la sconfitta al referendum. La misura viene presentata come una risposta alla cosiddetta zona grigia, composta da contribuenti, studenti e lavoratori che non rientrano nei criteri per l’edilizia popolare ma non riescono comunque a sostenere i prezzi di mercato.Il modello di attuazione riprende quello usato dal ministero dell’Università per gli alloggi destinati agli studenti nell’ambito del Pnrr, con la previsione di un commissario e di forti semplificazioni procedurali. Proprio su questo punto emerge però uno scontro interno al Consiglio dei ministri tra Salvini e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, critico sul ridimensionamento del ruolo delle soprintendenze nella fase di avvio dei lavori di recupero.
Secondo il resoconto, la tensione si stempera solo dopo una mediazione diretta di Meloni e una riunione tecnica a ridosso del Consiglio dei ministri. Il confronto segnala che la realizzazione del piano dipende non solo dalle risorse stanziate, ma anche dall’equilibrio tra accelerazione dei cantieri, tutela del patrimonio e coordinamento tra governo centrale, Regioni e Comuni.
Nel nostro precedente articolo sul Piano casa da 4-5 miliardi del governo Meloni abbiamo ricostruito l’impianto delle misure in arrivo: un decreto per l’edilizia residenziale pubblica con risorse per riqualificare oltre 60mila alloggi popolari sfitti e interventi per accelerare i passaggi urbanistici. Abbiamo inoltre evidenziato il possibile ricorso a semplificazioni sul modello Pnrr e il coinvolgimento di investitori, insieme al capitolo ancora aperto sugli sfratti più rapidi per contrastare le occupazioni abusive e sbloccare immobili oggi non assegnati.
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