Italia prepara il Piano casa da 4-5 miliardi per edilizia pubblica e housing sociale

Italia prepara il Piano casa da 4-5 miliardi per edilizia pubblica e housing sociale
Nuovo Piano Casa Italia

Il governo Meloni si avvia a portare in Consiglio dei ministri un Piano casa da 4-5 miliardi, con misure per accelerare i passaggi urbanistici, recuperare alloggi popolari inagibili e sostenere l'edilizia sociale. Il pacchetto punta a contribuire all'obiettivo di 100mila alloggi in 10 anni e prevede anche un possibile coinvolgimento di fondi privati e investitori istituzionali.

In evidenza

  • Italia prepara un Piano casa da 4-5 miliardi per edilizia pubblica e sociale, con 970 milioni destinati a riqualificare oltre 60mila alloggi sfitti.
  • Il piano prevede semplificazioni autorizzative simili al modello Pnrr studentati, coinvolgendo fondi di investimento, soggetti pubblici e privati e Cassa depositi e prestiti.
  • La misura punta a recuperare patrimonio esistente, stimolare investimenti, ampliare l'offerta per studenti, anziani e famiglie a reddito medio, con possibile accelerazione degli sfratti.

Misure in arrivo tra decreti e semplificazioni

Come riportato da Il Sole 24 Ore, il lavoro sui testi prosegue fino all'ultimo tra il ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi, mentre il pacchetto dovrebbe approdare oggi pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il vicepremier Matteo Salvini afferma che il dossier è ancora in definizione e non indica cifre definitive.

Il perno dell'intervento è un decreto legge dedicato all'edilizia residenziale pubblica. In questo ambito sono disponibili circa 970 milioni di euro stanziati nelle ultime tre leggi di Bilancio, risorse che vengono indirizzate alla riqualificazione degli alloggi sfitti perché inagibili, oltre 60mila unità secondo il testo.

L'obiettivo è rimettere rapidamente in circolazione immobili che richiedono interventi relativamente contenuti, stimati in circa 20mila euro per alloggio, anche se alcune valutazioni indicano costi superiori. Nella gestione delle risorse potrebbe entrare un Comitato guidato da un commissario, con la partecipazione di Regioni, Anci e sindaci di grandi città, anche se questa soluzione rischia di rendere più complesso il flusso dei finanziamenti verso le Aziende casa.

Un secondo provvedimento d'urgenza riguarda invece l'edilizia sociale e l'affordable housing, rivolto alla cosiddetta fascia grigia esclusa sia dal mercato sia dalle graduatorie dell'edilizia popolare. Il piano si concentra sulla riqualificazione di immobili pubblici e sulla costruzione di nuovi edifici, con un forte accento sulla semplificazione delle autorizzazioni urbanistiche.

Il modello di riferimento è quello già utilizzato per gli studentati del Pnrr, dove sono previste deroghe all'approvazione preventiva dei piani attuativi. Schemi simili possono essere estesi ad altri progetti, con il coinvolgimento di fondi di investimento, soggetti pubblici e privati e investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti.

Impatto atteso su case popolari e mercato abitativo

Il piano mira ad agire su più segmenti del mercato abitativo, dalla manutenzione delle case popolari alla creazione di nuova offerta a prezzi accessibili per studenti, anziani e famiglie con redditi intermedi. In termini economici, l'intervento può sostenere il recupero del patrimonio esistente e favorire nuovi investimenti in un settore che richiede tempi autorizzativi più rapidi e maggiore coordinamento tra amministrazioni.

Resta inoltre aperto il capitolo degli sfratti veloci. L'ipotesi è un disegno di legge per accelerare gli sgomberi, a partire dalle oltre 20mila case popolari occupate abusivamente, ma la decisione definitiva sul suo eventuale arrivo in Consiglio dei ministri viene rinviata a oggi e il provvedimento potrebbe anche essere escluso dal pacchetto finale.

Nella nostra precedente analisi sull’attuazione della Strategia nazionale per le aree interne abbiamo evidenziato come, a oltre dieci anni dall’avvio, la spesa effettiva resti in ritardo rispetto alle risorse programmate, con un utilizzo fermo intorno al 56%. Abbiamo anche segnalato i nuovi slittamenti nel ciclo 2021-2027 e il tentativo di velocizzare gli Accordi di programma quadro tramite una piattaforma informatica, per trasformare più rapidamente gli stanziamenti in interventi reali sui territori.

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