Ecommerce B2C in Italia cresce del 6%, quota online dei prodotti al 11,5% nel 2026

Ecommerce B2C in Italia cresce del 6%, quota online dei prodotti al 11,5% nel 2026
B2C ecommerce italiano cresce

Il commercio elettronico B2C italiano amplia il proprio peso nei consumi, con oltre 11 prodotti su cento acquistati online e una penetrazione che nel 2026 raggiunge l'11,5%. La crescita riguarda soprattutto le categorie a maggiore digitalizzazione, mentre il valore dei beni transati sale a circa 42,6 miliardi di euro e il totale di prodotti e servizi acquistati online è atteso a 66,6 miliardi entro fine anno.

In evidenza

  • Il mercato ecommerce B2C in Italia crescerà del 6% entro il 2026, con una quota online dei prodotti che raggiungerà l'11,5%.
  • Elettronica di consumo e informatica mostrano la maggiore penetrazione online al 45%, seguite da editoria al 42%, arredamento & home living e abbigliamento al 20%.
  • Quasi il 70% delle imprese ecommerce italiane prevede crescita nel 2026, puntando su dati, intelligenza artificiale e integrazione omnicanale come principali leve.

Osservatorio 2026 su mercato e comparti

Come riporta Il Sole 24 Ore e l'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm, School of Management del Politecnico di Milano, l'espansione del settore procede in un contesto retail più complesso, segnato da tensioni geopolitiche, aumento dei costi e consumi sotto pressione. L'edizione 2026 dello studio indica un aumento del 6% del valore dei beni acquistati online, con alcune categorie che mostrano tassi di penetrazione molto superiori alla media, tra cui elettronica di consumo e informatica al 45%, editoria al 42%, arredamento & home living al 20% e abbigliamento al 20%.

Secondo Valentina Pontiggia, direttrice dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm, School of Management del Politecnico di Milano, il consumatore chiede sempre più un'esperienza completa attorno al prodotto, non soltanto il bene in sé. In questo quadro, retail ed ecommerce sono chiamati a investire in innovazione tecnologica e a ripensare l'integrazione tra negozio fisico e canale digitale.

Tra i comparti del Made in Italy, il food & grocery cresce del 5% sul 2025 e vale 5,1 miliardi di euro, sostenuto soprattutto dal food delivery, in aumento del 7% e pari al 47% dell'alimentare online. Il grocery alimentare sale del 5% e rappresenta il 35% del valore del comparto, mentre l'enogastronomia registra una crescita del 3%, con l'export che pesa per circa il 20% e uno scontrino medio di circa 136 euro.

Il beauty & pharma raggiunge 3,6 miliardi di euro, con una crescita dell'8% e uno scontrino medio di 37 euro. Arredamento & home living tocca 4,9 miliardi, in aumento del 5%, l'abbigliamento arriva a 6,6 miliardi, anch'esso in crescita del 5%, mentre informatica ed elettronica di consumo salgono del 6% a 9,5 miliardi, con lo scontrino medio più elevato, a 213 euro; più contenuta invece la progressione di auto e ricambi, che crescono del 3% a 2,9 miliardi di euro.

Pressioni sul retail e leve di sviluppo

Il mercato evolve in una fase che combina domanda di efficienza e velocità con una crescente attenzione a qualità, relazione e cura dell'esperienza d'acquisto. Questa polarizzazione dei comportamenti spinge gli operatori a rafforzare modelli omnicanale e a usare dati e tecnologie per semplificare il percorso del cliente.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, afferma che il commercio digitale italiano entra in una nuova fase di maturità, nella quale la crescita dipende meno dal solo ampliamento dell'offerta e più dalla capacità di generare valore attraverso integrazione e relazione con il consumatore. Nella ricerca Netcomm condotta su quattro Paesi europei, le imprese italiane dell'ecommerce mostrano un livello di ottimismo superiore alla media europea e quasi il 70% prevede crescita nel 2026, segnalando aspettative positive per un settore che considera dati, intelligenza artificiale e integrazione omnicanale come leve decisive.

Nel nostro precedente approfondimento sulla filiera del grano duro e della pasta italiana abbiamo analizzato come, a dieci anni dai contratti di filiera, il settore punti ad ampliare lo strumento in un contesto di costi in aumento e prezzi del grano ai minimi dal 2019. L’articolo evidenziava anche la pressione della concorrenza estera (in particolare turca) sull’export e un mercato globale ancora in surplus, con scorte in crescita e margini sotto stress.

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