Filiera del grano duro, produzione attesa in aumento ma i costi comprimono la redditività

Filiera del grano duro, produzione attesa in aumento ma i costi comprimono la redditività
Grano duro tra crescita e costi

A dieci anni dall'introduzione dei contratti di filiera, il comparto del grano duro punta a un'ulteriore espansione dello strumento, sostenuto da una produzione 2025/2026 prevista in crescita del 5%. Il rafforzamento della filiera si confronta però con rincari dei fattori produttivi, prezzi ai minimi dal 2019 e un mercato globale che resta in surplus.

In evidenza

  • L'export della pasta italiana cresce solo del 2% in volume e cala dell'1% in valore, penalizzata da una concorrenza turca che mantiene un differenziale di prezzo del 25%.
  • I prezzi del grano duro raggiungono i minimi dal 2019, con il mercato nel secondo anno consecutivo di accumulo delle scorte e stock finali in aumento a livello mondiale.
  • Le previsioni Aretè per il 2026/2027 indicano una produzione in calo del 4% in Ue e Nord America e aumenti in Nord Africa e Turchia, mantenendo comunque un surplus globale.

Pressione sui margini e concorrenza estera

L'esigenza di una maggiore integrazione orizzontale passa anche dalla proposta di un tavolo interprofessionale indicata da Unione Pastai, Italmopa e Confagricoltura, con l'obiettivo di rafforzare la competitività della filiera grano-pasta e sostenere il contenuto proteico del grano utilizzato nella trasformazione.

Margherita Mastromauro, presidente di Unione Pastai Food, segnala che la pasta italiana subisce una pressione crescente sui mercati esteri, in particolare dalla Turchia, che nel Far East applica un differenziale di prezzo del 25% rispetto ai produttori italiani. In questo contesto, l'export del settore cresce quest'anno solo del 2% e cala dell'1% in valore.

Secondo Annachiara Saguatti di Aretè, il mercato entra nel secondo anno di accumulo delle scorte di grano duro, con prezzi scesi ai minimi dal 2019. Alla debolezza del mercato interno si aggiunge un contesto mondiale ancora in surplus nella campagna in corso, con stock finali in aumento e prezzi pluriennali minimi in Ue e Nord America; per il 2026/2027 Aretè vede una produzione in calo del 4% nell'Ue e in Nord America, aumenti in Nord Africa e Turchia e un equilibrio globale che resta comunque abbondante.

Nel nostro precedente approfondimento sull’export delle valvole industriali italiane abbiamo evidenziato come il comparto abbia consolidato la presenza sui mercati esteri, superando i 4 miliardi di euro di vendite nel 2025. L’analisi metteva in luce il peso del Medio Oriente (con l’Arabia Saudita tra i primi sbocchi) e la strategia delle aziende di diversificare verso nuove aree, puntando anche su segmenti energetici avanzati come il nucleare.

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