Sardegna, vincoli alle rinnovabili di nuovo sotto esame costituzionale
La disciplina regionale sulle aree idonee per gli impianti rinnovabili in Sardegna torna al centro del contenzioso costituzionale dopo la parziale bocciatura della legge 20/2024 a dicembre 2025. Il nuovo esame riguarda gli allegati tecnici che definiscono le aree non idonee e che, secondo i ricorrenti, limitano l'applicazione delle procedure semplificate su gran parte del territorio dell'isola.
In evidenza
- La Corte Costituzionale rivaluta la legittimità degli allegati tecnici e dei commi 9 e 11 della legge sarda 20/2024 su ricorso di operatori come Maple Tree Solar, Rwe Renewables e Sorgenia Renewables.
- Gli allegati contestati definiscono come non idoneo il 96% del territorio sardo per impianti rinnovabili, limitando l'applicazione delle norme UE di semplificazione.
- La sentenza n. 88 del 2026 stabilisce che lo Stato deve applicare la legge regionale vigente finché non intervenga la Corte, ma non si prevedono effetti pratici immediati per investitori.
Nuovo scrutinio sugli allegati tecnici
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la Corte Costituzionale torna a valutare la legittimità degli allegati A, B, C, D, E e dei commi 9 e 11 dell'articolo 1 della legge sarda 20/2024, già al centro della sentenza 184 del 16 dicembre 2025. Le questioni sono state rimesse dal Tar Sardegna e dal Tar Lazio nell'ambito delle censure presentate da società del settore come Maple Tree Solar, Rwe Renewables Italia, Sorgenia Renewables, Green Sole Renewables Italia 1, Ef Agri Società Agricola ed Edison Rinnovabili.L'udienza pubblica del 5 maggio ha riguardato in particolare le regole tecniche contenute negli allegati, che individuano materialmente le aree non idonee all'installazione degli impianti. Secondo Carlo Comandè, legale dello studio Cdra che segue il procedimento, il quadro attuale classifica come non idoneo il 96% del territorio sardo, con l'effetto di ridurre quasi ovunque nell'isola l'applicazione delle norme europee di semplificazione e accelerazione per lo sviluppo delle rinnovabili.
Comandè osserva che gli allegati non erano stati impugnati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel procedimento concluso con la decisione del dicembre 2025. In questa fase, invece, il vaglio costituzionale nasce dai ricorsi degli operatori, che contestano proprio la tenuta delle disposizioni tecniche alla base della mappa delle aree escluse.
Impatto limitato per operatori e autorizzazioni
Parallelamente, la Consulta entra nel merito del conflitto tra Regione Sardegna e Ministero dell'Ambiente sulla corretta applicazione della normativa regionale. Con la sentenza n. 88 del 2026, depositata il 25 maggio, la Corte afferma che l'autorità amministrativa statale deve applicare la legge regionale vigente finché non interviene una declaratoria di illegittimità costituzionale, competenza riservata esclusivamente alla stessa Corte.La decisione accoglie i conflitti promossi dalla Regione per ottenere l'annullamento di vari decreti del Mase relativi a valutazioni di impatto ambientale favorevoli per impianti agrivoltaici nelle province di Oristano e Sassari. Quei provvedimenti erano stati adottati senza confrontarsi con la legge 20/2024, che disciplina l'individuazione delle aree idonee e non idonee agli impianti rinnovabili.
Il ministero riteneva la norma regionale non applicabile perché potenzialmente in contrasto con gli obiettivi europei di diffusione delle rinnovabili. Tuttavia, sempre secondo Comandè, l'effetto pratico della pronuncia resta contenuto perché la stessa legge 20/2024 disapplicata dal Mase è stata nel frattempo dichiarata parzialmente incostituzionale nel dicembre 2025, e al momento non emergono conseguenze operative immediate né per gli investitori né per situazioni analoghe in altre regioni.
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