Filiera legno-arredo, export in calo per dazi U.S. e guerra in Iran

Filiera legno-arredo, export in calo per dazi U.S. e guerra in Iran
Legno-arredo export in calo

La filiera italiana del legno-arredo entra nella primavera con una frenata dell'export, mentre si sommano pressioni geopolitiche, rincari energetici e segnali di indebolimento della domanda. A marzo il calo delle vendite negli U.S. e nell'area Opec pesa sui conti del settore, mentre l'Europa offre un parziale sostegno alla tenuta commerciale.

In evidenza

  • A marzo 2025 le vendite di mobili italiani negli U.S. calano del 18,3%, con un trimestre a -16,1% e 151 milioni di euro di ricavi persi.
  • Export verso l'area Opec crolla del 66% annuo a marzo per via della guerra in Iran e della chiusura dello stretto di Hormuz, aggravando costi e incertezze sulla filiera.
  • Ripresa europea attenua la flessione: l’export UE cresce dell’1,4% a marzo a 486 milioni di euro, portando la flessione trimestrale al -3,8% e contenendo il calo totale dell’export di marzo al 5,1%.

Export di marzo tra U.S., Opec e costi in aumento

Come riportato da Il Sole 24 Ore, i dati di marzo confermano le preoccupazioni delle imprese sugli effetti dei dazi americani e del conflitto in Iran. Il mercato statunitense registra un calo delle vendite di mobili del 18,3% rispetto allo stesso mese del 2025, portando il dato cumulato del primo trimestre a -16,1%, pari a 151 milioni di euro di ricavi in meno.

Ancora più marcata la contrazione del Medio Oriente, che per molte aziende doveva rappresentare un'alternativa al rallentamento degli U.S. Le esportazioni verso l'area Opec diminuiscono del 66% su base annua, in quello che il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin indica come il primo segnale quantificabile della guerra in Iran.

Feltrin afferma che sulle aziende pesano anche i maggiori costi produttivi legati al conflitto e alla chiusura dello stretto di Hormuz, soprattutto per energia, trasporti e alcune materie prime, incluso il legno. Secondo il presidente della federazione, anche in caso di accordo nelle prossime settimane serviranno mesi prima di una normalizzazione, e il 2026 si profila come un anno molto difficile per le imprese del comparto.

Agli effetti diretti della guerra si aggiungono quelli indiretti, tra cui l'aumento dell'inflazione, il previsto rialzo dei tassi da parte della Bce, il calo della fiducia dei consumatori e la flessione della domanda interna. A marzo, secondo l'Istat, la produzione industriale scende del 3,4% per il legno e dell'8,4% per il mobile, mentre la manifattura italiana nel complesso registra un incremento del 2%; nel primo trimestre le richieste di cassa integrazione superano 7 milioni di ore, in aumento del 30%, con la cig straordinaria in crescita del 70%.

Ripresa europea limita la flessione complessiva

Nel quadro generale emerge però un segnale positivo dall'Europa. Dopo il calo dei primi due mesi dell'anno, a marzo l'Unione europea cresce dell'1,4% nell'arredo, raggiunge 486 milioni di euro di export e riduce la flessione cumulata del trimestre a -3,8%.

A sostenere il recupero sono soprattutto la Francia, primo mercato dei mobili italiani, con un aumento del 3,8% rispetto a marzo 2025, insieme ad Austria, Paesi Bassi, Spagna e Polonia. Tengono anche i Paesi europei non Ue, come UK, Svizzera e Turchia, che portano il dato complessivo dell'Europa a un +2,8%, in miglioramento rispetto al primo bimestre.

Questa dinamica consente alla filiera di contenere il calo complessivo dell'export di marzo al 5,1%, contro il 13% di gennaio, e di ridurre la flessione cumulata di gennaio-marzo al 7,4%, rispetto al -8,8% registrato a gennaio-febbraio. I mercati extra-Ue continuano invece a mostrare una brusca contrazione, con un calo del 17,4%, confermando la maggiore esposizione del settore agli shock esterni.

Nel nostro precedente articolo sull’escalation tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz abbiamo ricostruito come il riaccendersi degli scontri e il rafforzamento delle sanzioni abbia riportato un premio di rischio sul petrolio, con WTI e Brent in rialzo di circa il 3%. Avevamo anche evidenziato che eventuali restrizioni al transito in un passaggio strategico per una quota rilevante delle forniture globali possono alimentare pressioni inflazionistiche e aumentare i costi di energia e trasporti.

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