Lombardia, la centralizzazione degli acquisti sanitari fa emergere maggiori costi nei servizi non sanitari
Un aggiornamento interno della Regione Lombardia sui conti della sanità per il 2026 mostra che la leva degli acquisti centralizzati produce risultati contrastanti tra risparmi su alcune forniture e rincari su altri servizi. La proiezione, datata 30 aprile 2026 e presentata ai direttori generali del Servizio sanitario regionale, segnala circa 28 milioni di euro di maggiori costi nei servizi non sanitari.
In evidenza
- Lombardia registra aumenti del 35% per il lavanolo, 22% per le pulizie e 42% per i gas medicali, con un aggravio totale di circa 28 milioni di euro.
- La centralizzazione degli acquisti riduce il numero dei fornitori e la concorrenza, limitando la capacità di ottenere condizioni economiche favorevoli nei servizi non sanitari.
- Nei segmenti tecnologici la centralizzazione genera risparmi, ma nei servizi ausiliari crea pressioni aggiuntive sulla spesa operativa delle aziende sanitarie lombarde.
Impatto dei rincari sui servizi ausiliari
La stessa impostazione centralizzata mostra però criticità rilevanti nei servizi non sanitari. Il documento elenca aumenti del 35% per il lavanolo, del 22% per le pulizie e del 42% per i gas medicali, per un aggravio complessivo di circa 28 milioni di euro.Secondo la ricostruzione contenuta nell'aggiornamento regionale, la centrale unica degli acquisti, pensata per aumentare la forza contrattuale della sanità lombarda, finisce in questi comparti per irrigidire il mercato. La riduzione del numero dei fornitori e della concorrenza limita infatti la capacità di spuntare condizioni economiche più favorevoli.
Per la Lombardia il dato pesa perché incide su servizi essenziali ma non clinici, che hanno un impatto diretto sui costi operativi delle aziende sanitarie. Il quadro che emerge è quindi ambivalente: la centralizzazione sostiene risparmi significativi in segmenti tecnologici ad alto valore, ma nei servizi ausiliari rischia di generare pressioni aggiuntive sulla spesa corrente.
Nel nostro precedente aggiornamento sui prezzi alla produzione in Italia ad aprile 2026 abbiamo evidenziato l’accelerazione del dato annuo e il ruolo dominante dei rincari energetici, in particolare sui prodotti petroliferi. Abbiamo anche segnalato che queste pressioni possono trasferirsi a valle nei mesi successivi, incidendo progressivamente sui costi di altri comparti e sui servizi collegati.
Ultime notizie su Public Services
- Forex
- Crypto