Veneto Est frena la crescita industriale per l'effetto Iran e il rincaro dell'energia
L'industria del Veneto Orientale apre il 2026 ancora in crescita, ma con un ritmo più debole rispetto alla fine del 2025 e con prospettive in peggioramento per i mesi successivi. L'aumento dei prezzi energetici e delle materie prime legato alla crisi in Medio Oriente riduce le attese su produzione, ordini esteri e domanda di credito nelle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.
In evidenza
- Nel primo trimestre 2026 la produzione manifatturiera di Veneto Est cresce solo dello 0,8% annuo, rallentando dal +2,6% del quarto trimestre 2025.
- Il rincaro delle materie prime post-crisi Golfo porta al 64% la quota di aziende che segnalano aumenti di costi, con un picco del 70,1% nel metalmeccanico.
- Per il periodo aprile-settembre 2026 il 25,2% delle imprese di Veneto Est prevede un calo produttivo e il 34,7% una flessione della domanda estera.
Indagine su produzione, export e costi nel primo trimestre
Come riportato da Confindustria Veneto Est, l'indagine con Fondazione Nord Est su un campione di 754 imprese manifatturiere e dei servizi rileva i primi effetti di uno scenario internazionale peggiorato sul sistema produttivo dell'area.Nel primo trimestre 2026 la produzione manifatturiera cresce dello 0,8% su base annua, dopo il +2,6% del quarto trimestre 2025. L'aumento è più marcato tra le medio-grandi imprese, al +2,2%, e nel metalmeccanico, al +2,6%, anche per effetto dell'accumulo precauzionale di scorte. L'export tiene prima dell'acuirsi del conflitto e segna un +0,2%.
Sul fronte delle vendite, il fatturato industriale migliora grazie al mercato interno, in aumento dell'1,1%, mentre quello estero sale dello 0,2%, sintesi di un progresso nei mercati Ue dell'1,0% e di una flessione nei mercati extra Ue dell'1,2%. Gli ordini aumentano del 2,4%, mentre l'occupazione resta pressoché stazionaria, ma in rallentamento, con un calo dello 0,1%.
Attese aprile-settembre sotto pressione nel Veneto Orientale
La crisi del Golfo scoppiata a fine febbraio alimenta i rincari delle materie prime, energetiche e non. Sale al 64% dal 32,3% la quota di imprese che segnala ulteriori aumenti nei primi tre mesi, con un picco del 70,1% nel metalmeccanico.L'aumento dell'inflazione e la possibilità che la Banca centrale europea rialzi i tassi a giugno accrescono l'incertezza. La domanda di credito si indebolisce, il costo del denaro è in aumento per il 13,6% delle aziende e la liquidità aziendale risulta tesa per il 14,6%.
Per il periodo aprile-settembre, il 58,3% delle imprese prevede una produzione stabile, mentre sale al 25,2% la quota di chi si attende un calo e il 16,5% indica un aumento. Peggiorano anche le attese sugli ordini interni, in diminuzione per il 35,5% delle aziende, e sulla domanda estera, in calo per il 34,7%, contro il 17,7% precedente. Sul lavoro, il 34,6% prevede nuove assunzioni, quota che sale al 50,1% tra le medio-grandi imprese.
Nel nostro precedente articolo sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici Unionmeccanica-Confapi abbiamo ricostruito i contenuti dell’intesa 2025-2028, che prevede un incremento complessivo di 200 euro sui minimi e un aumento del 9,32% in cinque tranche, oltre al rafforzamento del welfare. Abbiamo anche evidenziato la clausola di salvaguardia contro eventuali nuovi picchi inflattivi e le principali novità su orario, tutele e stabilizzazione, con ricadute rilevanti per PMI e occupazione del comparto.
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