Bilancio Ue, proposta da 134 miliardi di prestiti per coesione e agricoltura prende forma nel negoziato

Bilancio Ue, proposta da 134 miliardi di prestiti per coesione e agricoltura prende forma nel negoziato
134 miliardi per coesione Ue

Nel confronto sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea si consolida l'ipotesi di applicare il modello Pnrr anche alle politiche di coesione e agricole. La bozza negoziale per il quadro 2028-2034 prevede 134 miliardi di euro in prestiti agli Stati membri per finanziare i nuovi piani nazionali e regionali, con un tetto del 60% per i tre principali beneficiari.

In evidenza

  • Il testo negoziale Catalyst Europe propone 134 miliardi di euro in prestiti per sostituire gli attuali programmi di coesione e agricoltura UE.
  • I tre principali beneficiari, Polonia, Francia e Spagna, non potranno ricevere oltre il 60% dei fondi, con l'Italia al quarto posto tra i destinatari.
  • L'Italia chiede quote riservate anche per regioni sviluppate e un aumento degli anticipi per favorire flussi finanziari e ridurre l'uso di fidejussioni.

Bozza negoziale e criteri di riparto

Come riferisce Il Sole 24 Ore, nella cosiddetta negobox, il testo negoziale non vincolante che avvia il confronto tra gli Stati membri sul prossimo bilancio di lungo termine, compare al punto 48 un paragrafo intitolato “Catalyst Europe”. Il testo indica che 134 miliardi di euro saranno messi a disposizione sotto forma di prestiti per l'attuazione di 27 piani nazionali e regionali, destinati a sostituire gli attuali programmi regionali per coesione e agricoltura.

L'impostazione segnala una prosecuzione della strada del debito comune già aperta con gli eurobond emessi per finanziare Next Generation EU. Nel punto successivo del documento presentato giovedì 11 giugno dalla presidenza cipriota si precisa che i prestiti saranno distribuiti secondo principi di equità di trattamento, solidarietà, proporzionalità e trasparenza.

La quota riservata ai tre principali beneficiari, che secondo le valutazioni del Parlamento europeo sarebbero Polonia, Francia e Spagna, non potrà superare il 60% dell'importo disponibile. L'Italia segue subito dietro, al quarto posto tra i potenziali destinatari delle risorse.

Le priorità italiane nel confronto europeo

In vista del negoziato del secondo semestre sotto la presidenza irlandese, che il presidente Antonio Costa vuole chiudere entro la fine del 2026, la discussione entra in una fase più concreta. Il tema emerge anche nelle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo ed è al centro di diversi incontri del Forum PA concluso a Roma.

Fonti del ministero per le Politiche europee indicano che l'Italia sta cercando di fissare alcuni punti nei tavoli aperti a Bruxelles. Tra questi c'è la richiesta di mantenere una quota riservata di risorse anche per le regioni più sviluppate e per quelle in transizione, e non soltanto per le aree meno sviluppate, in linea con il nuovo obiettivo della competitività assegnato al prossimo bilancio comune.

Tra i nodi negoziali rientra anche l'entità dei pagamenti iniziali. Secondo gli addetti ai lavori, un aumento degli anticipi nei programmi di coesione, sul modello del Pnrr, consentirebbe alle amministrazioni di gestire meglio i flussi finanziari e ai beneficiari di ridurre il ricorso alle fidejussioni bancarie, liberando più risorse per i progetti.

Nel nostro precedente articolo sul chatbot di Intelligenza Artificiale presentato dal Dipartimento delle Finanze al Forum PA 2026 abbiamo raccontato l’evoluzione di una soluzione “agentica” pensata per analizzare i dati della finanza locale e supportare le decisioni pubbliche. Lo strumento, basato su agenti specializzati coordinati da un orchestratore, mira a rendere più accessibili basi informative complesse e a migliorare trasparenza, reportistica e criteri di allocazione, anche in relazione al Fondo di solidarietà comunale.

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