Illuminazione, import cinesi sotto pressione per imprese e controlli Ue

Illuminazione, import cinesi sotto pressione per imprese e controlli Ue
Illuminazione: import UE sotto esame

La crescita delle importazioni cinesi nel settore dell’illuminazione accentua in Europa le preoccupazioni delle imprese per concorrenza e tutela dei consumatori. Il tema riguarda non solo i volumi in ingresso, ma anche la capacità dei controlli di garantire sicurezza e qualità dei prodotti presenti sul mercato.

In evidenza

  • Nel 2025 le importazioni di prodotti per l’illuminazione dalla Cina verso l’Unione europea raggiungono 6,7 miliardi di euro, pari all’85% delle importazioni extra-Ue.
  • Nel periodo gennaio-febbraio 2026 si registra una flessione delle importazioni rispetto al 2025: -2,3% in Italia e -10,9% nell’Unione europea.
  • Le associazioni di settore denunciano squilibri regolamentari e controlli insufficienti sugli import, evidenziando rischi per la competitività e la sicurezza dei prodotti europei.

Importazioni in aumento e squilibri di mercato

Come riportato da Il Sole 24 Ore, nel comparto dell’illuminazione le associazioni di settore segnalano un forte peso dei prodotti cinesi sul mercato europeo e italiano, con effetti diretti sulla competitività delle aziende locali.

Secondo i dati del centro studi FederlegnoArredo, nel 2025 le importazioni di prodotti per l’illuminazione dalla Cina verso l’Unione europea raggiungono 6,7 miliardi di euro e rappresentano l’85% delle importazioni extra-Ue del settore. Nei primi mesi del 2026 emerge però un calo rispetto ai livelli particolarmente elevati dell’anno precedente, con un -2,3% in Italia e un -10,9% nell’Unione europea nel periodo gennaio-febbraio rispetto allo stesso periodo del 2025.

Anche Assil conferma il trend. Il presidente Carlo Comandini riferisce che, secondo uno studio Anie, a fine 2024 il valore dei prodotti per l’illuminazione importati in Italia raggiunge 1,4 miliardi di euro, con la Cina al 45%, e aggiunge che questi numeri aumentano nel 2025.

Sicurezza dei prodotti e richieste di reciprocità

Per Assoluce-FederlegnoArredo il problema non si limita alla concorrenza sui prezzi, ma investe il sistema dei controlli e la protezione del consumatore. Il presidente Carlo Urbinati sostiene che l’utente finale deve essere tutelato a monte da verifiche capaci di garantire sicurezza e qualità, anche perché molti piccoli apparecchi sfuggono ai controlli doganali e quindi alle statistiche.

Le imprese contestano soprattutto la mancanza di reciprocità normativa. Secondo Urbinati, Bruxelles impone ai produttori europei regole su sicurezza e sostenibilità che non trovano applicazione equivalente per i produttori extraeuropei, mentre le aziende europee che esportano, in particolare verso la Cina, sono obbligate a certificare i propri prodotti.

In questo quadro, il settore segnala che una concorrenza su basi non omogenee rischia di comprimere i margini delle aziende europee e di indebolire gli standard di mercato, in una filiera dove qualità, conformità tecnica e tracciabilità restano elementi centrali.

Nella nostra precedente analisi sulle imprese coesive in Italia abbiamo evidenziato come, tra il 2020 e il 2025, sia aumentata la quota di aziende che rafforzano reti con filiere, istituzioni e stakeholder, con effetti positivi sulla competitività. L’articolo metteva in luce anche il vantaggio di queste imprese negli investimenti green e digitali, indicando la collaborazione come leva per sostenere crescita e innovazione nel sistema produttivo.

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