Pmi italiane quotate, i rendimenti migliori arrivano al 173,8% a cinque anni
Tra il 2011 e il 2025 la quotazione in Borsa si conferma un fattore di crescita industriale e finanziaria per le mid e small cap italiane, con risultati però molto differenziati tra le società migliori e il resto del mercato. Lo studio evidenzia anche una forte dispersione delle valutazioni e una concentrazione degli scambi sulle large cap, che limita la visibilità di una parte rilevante del tessuto produttivo nazionale.
In evidenza
- Il report Intermonte-Politecnico di Milano analizza 363 PMI quotate su Borsa Italiana tra il 2011 e il 2025 con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro.
- Il top 10% delle PMI quotate registra rendimenti cumulati del 70,2% a un anno, 133,2% a tre anni e 173,8% a cinque anni post IPO.
- Il 90% degli scambi si concentra su 40 blue chip del Ftse Mib, mentre solo 373 società italiane risultano oggi quotate in Borsa.
Studio su 363 quotazioni e forte selettività del mercato
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la nona edizione dei “Quaderni di ricerca” di Intermonte, realizzati con il Politecnico di Milano, analizza 363 imprese quotate su Borsa Italiana tra il 2011 e il 2025 con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro, distribuite tra Euronext Milan, Euronext Star Milan ed Euronext Growth Milan.Al momento dell'ingresso in Borsa, queste società esprimono complessivamente 25,2 miliardi di euro di ricavi, 3,37 miliardi di Ebitda, 1,18 miliardi di utile netto e oltre 107.000 addetti, con una capitalizzazione aggregata di 32,2 miliardi e un flottante medio post Ipo del 36%. Il valore mediano dei ricavi, pari a 79 milioni di euro per impresa, conferma il profilo tipicamente mid market del campione.
Sul fronte delle valutazioni, il mercato mostra una dispersione marcata. L'EV/Ebitda mediano si colloca attorno a 8 volte, ma nel top 10% del campione arriva in una fascia compresa tra 19 e 31 volte, segnalando una netta polarizzazione tra le società capaci di sostenere la crescita e il resto del listino.
Impatto sul mercato italiano e creazione di valore
Secondo Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, l'Italia resta un Paese di imprese, ma solo 373 società sono oggi quotate in Borsa, un dato che indica quanto il mercato dei capitali nazionale sia ancora lontano dal pieno potenziale. Manetti osserva inoltre che il 90% degli scambi si concentra sulle 40 blue chip del Ftse Mib, lasciando alle pmi quotate un ruolo meno visibile ma economicamente rilevante.Anche la composizione settoriale del campione riflette l'economia reale italiana, con circa il 65% delle società attive nei comparti consumer, industrial e technology, cioè nei settori centrali della manifattura e dei servizi avanzati.
I dati sui rendimenti confermano una forte selezione da parte del mercato. Le imprese nel top 10% registrano una performance cumulata del 70,2% nel primo anno dopo la quotazione, del 133,2% a tre anni e del 173,8% a cinque anni, mentre il miglior 25% del campione si ferma al 49,7% sullo stesso orizzonte temporale. Il quadro suggerisce che una parte significativa delle Ipo italiane continua a generare valore duraturo, ma con benefici concentrati nelle società più solide e dinamiche.
Nel nostro precedente articolo sul calo del petrolio legato all’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran abbiamo spiegato come l’attenuarsi del “premio di guerra” e le attese di una riapertura dello Stretto di Hormuz abbiano migliorato il sentiment sui mercati. Abbiamo anche sottolineato che, nonostante il ritracciamento del greggio, restano incertezze sui tempi di normalizzazione dei flussi e rischi sul fronte dell’offerta, elementi che continuano a influenzare aspettative su inflazione e tassi.
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