Delfin propone commissari ai conti fino al 2030 per riaprire la governance
A due giorni dall'assemblea dei soci in Lussemburgo, nella holding della famiglia Del Vecchio cresce la pressione sulla governance con una proposta per nominare commissari ai conti con poteri sulla supervisione finanziaria. L'iniziativa, sostenuta dalla maggioranza degli eredi, si inserisce nello scontro interno sul riassetto delle quote e sul prestito da 11 miliardi di euro legato a Leonardo Maria Del Vecchio.
In evidenza
- Delfin propone la nomina di tre commissari ai conti con mandato fino al 2030 e compenso annuo di 200mila euro lordi nella prossima assemblea del 30 giugno.
- La richiesta, firmata da cinque eredi su otto, riflette le tensioni tra gli eredi Del Vecchio e mira a rafforzare la supervisione finanziaria sulla cassaforte di famiglia.
- Il voto sulla lettera di patronage per il prestito da 11 miliardi di euro vede il presidente Francesco Milleri e Leonardo Maria Del Vecchio convergere sulla riorganizzazione dell'eredità.
Mandato ai commissari e voto del 30 giugno
Come riferito da Il Sole 24 Ore Radiocor, l'integrazione dell'ordine del giorno che la testata ha potuto visionare prevede che la prossima assemblea del 30 giugno nel Granducato approvi la nomina di “Commissaire aux comptes” con mandato dalla data di nomina fino all'assemblea chiamata ad approvare il bilancio 2029, quindi con orizzonte fino al 2030. Il compenso previsto è di 200mila euro lordi l'anno, inclusi i rimborsi spese.
La richiesta è firmata da cinque eredi su otto, Clemente Del Vecchio, Nicoletta Zampillo, Leonardo Maria, Paola e Luca, e viene inviata il 22 giugno a tutti i soci e al consiglio di amministrazione della finanziaria. I nomi indicati sono quelli dell'avvocata Lara Forte, del commercialista Fabio Scoyni e del manager Marco Talarico, figura vicina a Leonardo Maria Del Vecchio, destinato secondo la proposta a passare dalla guida del family office Lmdv a un ruolo di supervisione contabile della holding.
Delfin custodisce le principali partecipazioni della famiglia, dalle quote in Essilux a quelle in Mps, UniCredit e Generali. La proposta attribuisce quindi un rilievo diretto alla funzione di controllo sui conti e sulla supervisione finanziaria della cassaforte di famiglia.
Tensione tra gli eredi e impatto sugli equilibri della holding
La mossa punta a rimettere in discussione l'assetto di comando di Delfin, o almeno a imprimere una svolta alla gestione della società in una fase di forte conflitto tra gli eredi. Il confronto si sposta ormai dentro il consiglio di amministrazione, dopo la divisione emersa sulla lettera di “patronage” richiesta dalle banche come garanzia sul prestito da 11 miliardi di euro a favore di Leonardo Maria per rilevare le quote di Luca e Paola.
Sul voto del consiglio relativo a quella lettera si esprimono a favore il presidente Francesco Milleri e il notaio Mario Notari, mentre il ceo Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May non li seguono. L'esito certifica così una convergenza tra Milleri e Leonardo Maria sul progetto di riassetto dell'eredità.
Resta da capire come Bardin possa interpretare l'ipotesi di nominare revisori che finora non erano mai entrati nella governance della società. Un ulteriore segnale di tensione arriva dalle recenti parole di Milleri, presidente di Ray-Ban, che chiede chiarezza al board di Delfin sul riassetto della holding, mentre l'assemblea dei soci si avvicina con un esito che resta aperto.
Nel nostro precedente approfondimento sullo stop del CdA di Delfin alla lettera di “patronage” legata al finanziamento di Leonardo Maria Del Vecchio, abbiamo ricostruito la spaccatura interna al board e il rinvio di fatto della decisione all’assemblea del 30 giugno. L’articolo spiegava che il mancato via libera complica il percorso di riassetto della cassaforte lussemburghese e rende più evidenti le tensioni tra gli eredi, con possibili ricadute sulla governance e sulla stabilità delle scelte strategiche.
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