Economia del mare in Italia, valore sale a 225 miliardi e imprese in crescita
La blue economy italiana rafforza il suo peso nell’economia nazionale e raggiunge un valore complessivo di quasi 225 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil. Il nuovo quadro mostra un aumento del contributo diretto, delle imprese attive e dell’occupazione, con il Mezzogiorno che mantiene la quota più ampia del sistema mare.
In evidenza
- L’economia del mare in Italia raggiunge 224,9 miliardi di euro di valore attivato nel 2026, in crescita rispetto ai 216,7 miliardi del 2025.
- Il settore conta 253.599 imprese e 1,13 milioni di occupati nel 2026, segnando incrementi annuali del 9% per le imprese e del 4,2% per l’occupazione.
- Il Mezzogiorno assorbe il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione del settore, ma il 65,9% delle imprese segnala carenze di competenze.
Rapporto 2026 e dimensioni della filiera
Come anticipa Il Sole 24 Ore, i dati emergono dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare, redatto da Ossermare con Centro studi Tagliacarne, Unioncamere, Informare, Camera di commercio di Frosinone Latina e Blue forum Italia network, e presentato oggi a Roma al ministero delle Imprese e del made in Italy nell’ambito del Blue forum 2026.Secondo il rapporto, l’economia del mare genera un valore aggiunto diretto di 78,9 miliardi di euro. Considerando l’effetto sul resto dell’economia, con un moltiplicatore stabile a 1,8, il valore attivato arriva a 224,9 miliardi di euro, contro i 216,7 miliardi indicati nel rapporto precedente presentato a luglio 2025.
La filiera registra anche una crescita della base produttiva e del lavoro. Nel 2026 si contano 253.599 imprese e 1,13 milioni di occupati, rispetto a 232.841 imprese e 1,08 milioni di addetti rilevati nell’anno precedente.
Sulla base degli aggiornamenti dell’istituto Tagliacarne alla contabilità Istat di marzo 2026, il rapporto certifica un aumento di circa 9,6 miliardi del valore aggiunto complessivo. Il valore diretto cresce del 3,8%, a fronte del 2,1% dell’economia nazionale, per un incremento annuo assoluto di circa 2,9 miliardi di euro, mentre l’occupazione sale del 4,2%, quasi il triplo del dato complessivo italiano.
Mezzogiorno traina, restano criticità sul lavoro
Il Mezzogiorno si conferma l’area con il maggiore peso nel sistema mare, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale. Anche il Centro mantiene un ruolo rilevante con il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione, mentre il Nordovest vale il 18,3% del valore aggiunto blu e il 14,4% degli occupati, e il Nordest il 17,3% e il 16%.Tra le regioni, la maggiore incidenza del valore aggiunto della blue economy sul totale dell’economia territoriale si registra in Liguria con il 14,4%, seguita da Sardegna con il 7,5%, Friuli-Venezia Giulia con il 7,3%, Campania con il 7,1%, Sicilia con il 7,0% e Lazio con il 6,8%. A livello provinciale spiccano Trieste con il 21,4%, Livorno con il 19,4%, La Spezia con il 17,1%, Genova con il 16,2%, Rimini con il 12,7% e Venezia con il 12,3%.
Sul fronte del capitale umano, il sistema mare mostra una resilienza maggiore rispetto al totale dell’economia, pur restando esposto al mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Il 65,9% delle imprese blu segnala difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, contro il 68,4% del totale economia.
Secondo Andrea Prete, presidente di Unioncamere, il ruolo dell’economia del mare nella crescita e nell’occupazione, anche in ambito europeo, conferma che la filiera è diventata una leva di politica industriale, grazie alla presenza congiunta di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture.
Il programma Crescere Insieme di Leonardo per rafforzare la filiera nazionale degli elicotteri è entrato in una nuova fase con l’ingresso di cinque PMI lombarde nella produzione di componenti per il volo civile, con prime forniture attese nel 2027 dopo le certificazioni. Nella nostra precedente pubblicazione abbiamo evidenziato l’obiettivo di ridurre la dipendenza da fornitori esteri e l’impatto atteso in termini di investimenti, volumi di fornitura e ricadute industriali e occupazionali sul territorio.
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