INPS semplifica il Bonus nido con scambio dati ai comuni dal 2026
La revisione delle procedure per il Bonus nido punta a ridurre i tempi di pagamento e a rafforzare il sostegno alle famiglie nella conciliazione tra cura dei figli e lavoro. Dal 1° luglio 2026 i comuni e gli enti locali devono trasmettere direttamente all'INPS i dati delle strutture per l'infanzia autorizzate, con una scadenza iniziale fissata al 1° settembre 2026.
In evidenza
- Dal 2026, INPS automatizza i controlli sui Bonus nido grazie allo scambio diretto dei dati identificativi delle strutture con i comuni.
- I comuni devono completare la trasmissione dei dati sugli asili nido pubblici e privati autorizzati entro il 1° settembre 2026.
- L'importo del Bonus nido, variabile secondo l'ISEE, arriva fino a 3.000 euro l'anno, elevato a 3.600 euro per famiglie con nuovi nati e altro figlio under 10.
Nuove procedure per i controlli
Come indicato dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, la misura prevista dall'articolo 6, comma 5-bis, del decreto-legge 62/2026, convertito nella legge 112/2026, introduce una comunicazione diretta tra amministrazioni locali e INPS per l'invio del codice fiscale e dei dati identificativi degli asili nido pubblici e privati autorizzati.L'interscambio delle informazioni consente all'Istituto di automatizzare le verifiche sulle strutture educative per l'infanzia e di accorciare i tempi di lavorazione delle domande. Nella fase di prima applicazione, comuni ed enti locali devono completare la trasmissione dei dati entro il 1° settembre 2026.
Impatto su famiglie e sostegno economico
L'intervento si inserisce nel percorso di semplificazione amministrativa già avviato dall'INPS e si aggiunge alla validità triennale della domanda per il Bonus nido, che evita ai genitori di ripresentare ogni anno la richiesta.Il contributo sostiene le spese per la frequenza di asili nido pubblici e privati oppure il supporto domiciliare per bambini sotto i tre anni affetti da gravi patologie. L'importo varia in base all'ISEE minorenni del nucleo familiare, fino a un massimo di 3.000 euro l'anno, che sale a 3.600 euro in caso di nuovi nati con un altro figlio under 10 in famiglia; i genitori possono chiedere il rimborso allegando le fatture mensili tramite il portale dell'Istituto.
Nel nostro precedente approfondimento sulle prospettive economiche italiane per il 2026 abbiamo evidenziato un miglioramento rispetto al 2025, con Pil e consumi in crescita, ma con una ripresa ancora disomogenea tra Centro-Nord e Mezzogiorno. L’analisi metteva in luce come occupazione elevata, turismo e moderato recupero industriale sostengano la domanda, mentre i divari territoriali rischiano di restare (o ampliarsi) senza una crescita più equilibrata.
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