Italia, concentrazione bancaria mette sotto pressione costi e servizi per i risparmiatori

Italia, concentrazione bancaria mette sotto pressione costi e servizi per i risparmiatori
Banche e risparmiatori sotto pressione

Nel mercato italiano del risparmio gestito, il consolidamento bancario continua a sollevare interrogativi su costi, distribuzione e qualita' del servizio per i clienti. Il quadro resta segnato da commissioni elevate, chiusura di sportelli e da una transizione ancora incompleta verso modelli ibridi capaci di unire canali digitali e consulenza umana.

In evidenza

  • Italia mantiene uno dei costi più elevati d'Europa per i fondi comuni, con commissioni annue medie sopra il 2% e il 70% assorbite dalla rete distributiva.
  • La chiusura di 516 sportelli prevista nel 2025 porterà il 44% dei comuni italiani senza filiale bancaria, lasciando circa cinque milioni di persone senza presidio di prossimità.
  • La nuova normativa RIS introduce il principio di Value for Money, imponendo ai distributori di confrontare formalmente i costi dei prodotti con benchmark comparabili e giustificarli.

Pressione normativa su costi e distribuzione

Come evidenzia Borsa Italiana, uno dei tratti distintivi del sistema italiano resta il modello integrato, in cui lo stesso gruppo controlla banca, societa' di gestione e rete distributiva, una struttura che puo' generare conflitti di interesse e che finora non mostra benefici tangibili in termini di efficienza per il cliente finale.

In questo contesto, i costi dei fondi comuni in Italia restano tra i piu' alti d'Europa. Un fondo azionario presenta in media commissioni annue superiori al 2% e, secondo un'analisi Consob citata nel testo, circa il 70% delle commissioni di gestione viene assorbito dalla rete distributiva.

La RIS introduce inoltre un cambiamento rilevante rispetto a MiFID II con il principio del Value for Money. La norma non si limita alla trasparenza, ma impone a produttori e distributori di confrontare i prodotti con un gruppo di riferimento comparabile e di dimostrare formalmente che i costi sono giustificati.

Impatto su sportelli, scelta e concorrenza

In teoria, le economie di scala generate dalle fusioni dovrebbero tradursi in servizi migliori e meno costosi, ma l'esperienza degli ultimi anni indica che i benefici delle sinergie restano spesso agli azionisti senza riflettersi in una riduzione delle commissioni per la clientela.

Il risiko bancario non ferma intanto il ridimensionamento della presenza fisica sul territorio. Nel solo 2025 vengono chiusi altri 516 sportelli e il 44% dei comuni italiani risulta oggi privo di una filiale bancaria, lasciando circa cinque milioni di persone senza un presidio di prossimita'.

La contrazione della rete non rappresenta necessariamente un problema se i canali digitali riescono a colmare il vuoto, ma la trasformazione verso modelli di servizio realmente ibridi appare ancora incompleta. Per i risparmiatori, questo rende ancora piu' importante confrontare costi e condizioni, chiedere trasparenza e qualita' ed evitare un approccio passivo in un mercato sempre piu' concentrato.

In questa direzione si muove anche la Savings and Investments Union europea, che punta a rendere gli strumenti di risparmio e investimento piu' comparabili, portabili tra diversi provider e accessibili oltre i confini nazionali. Un primo passo sono i Savings and Investment Accounts raccomandati dalla Commissione Europea agli Stati membri, anche se per ora restano piu' una linea di sviluppo che un risultato gia' consolidato.

La nostra analisi sull’offerta di acquisizione di UniCredit su Commerzbank ha evidenziato una scarsa adesione degli investitori istituzionali e l’opposizione del governo tedesco a cedere la propria quota, elementi che hanno pesato su titolo e prospettive dell’operazione. Abbiamo inoltre sottolineato che l’iter resta condizionato da vincoli di capitale e dall’approvazione della BCE, a conferma di quanto la spinta verso fusioni bancarie transfrontaliere in Europa incontri ancora ostacoli nazionali e regolatori.

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