Italia, riforma del TFR spinge il dibattito su previdenza complementare e gap informativo

Italia, riforma del TFR spinge il dibattito su previdenza complementare e gap informativo
TFR e previdenza: il nodo

Con l'entrata in vigore delle nuove regole sul TFR per i neoassunti del settore privato, il tema della previdenza complementare assume un peso più immediato nelle scelte dei lavoratori. Una ricerca su oltre 2.000 italiani mostra però che, nonostante la diffusa attenzione alla pianificazione finanziaria, la conoscenza operativa degli strumenti resta limitata.

In evidenza

  • Dal 1° luglio i neoassunti nel settore privato hanno 60 giorni per scegliere se destinare il TFR a un fondo pensione o lasciarlo in azienda, altrimenti si attiva il silenzio-assenso.
  • Secondo SWG per Zurich, il 45,5% dei lavoratori dipendenti mantiene il TFR in azienda, il 30,2% lo destina a un fondo pensione, ma il 39% non è informato sulla previdenza complementare.
  • La riforma TFR evidenzia forti divari generazionali e aumenta la domanda di educazione finanziaria e soluzioni previdenziali personalizzate per rispondere a nuovi bisogni legati a longevità e cambiamenti demografici.

Nuove regole sul TFR e quadro della ricerca

Come riportato da Borsa Italiana, da oggi i lavoratori neoassunti del settore privato hanno 60 giorni dall'assunzione per decidere se lasciare il TFR in azienda, o nei casi previsti presso il Fondo di Tesoreria INPS, oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di una scelta, si applica il meccanismo del silenzio-assenso, con il trasferimento automatico del TFR maturando al fondo pensione di riferimento.

L'indagine condotta da SWG per Zurich evidenzia che circa quattro italiani su dieci dichiarano di non essersi ancora informati sulla previdenza complementare, mentre circa un terzo dei lavoratori dipendenti non conosce la possibilità di spostare il proprio TFR dall'azienda a un fondo pensione. La ricerca è stata realizzata su un campione rappresentativo di oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni.

Tra i lavoratori dipendenti, il 45,5% mantiene oggi il TFR in azienda, il 30,2% lo destina a un fondo pensione e nel 13,3% dei casi confluisce nel Fondo di Tesoreria INPS. Il TFR continua inoltre a essere percepito soprattutto come una riserva di sicurezza, con il 90,6% che lo considera un tesoretto da utilizzare in caso di necessità.

Divari generazionali e impatto sul settore

La prudenza resta prevalente, con il 64,3% degli intervistati che si sente più sicuro lasciando il TFR in azienda; la quota sale al 69,9% tra i Baby Boomer. Sul versante opposto, i più giovani mostrano una maggiore propensione a trasferire il TFR in un fondo pensione per ottenere rendimento, una scelta indicata dal 59,5% della Gen Z contro una media del 47%.

La conoscenza delle regole appare però disomogenea. Se l'89,6% dei lavoratori sa che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo per l'acquisto della casa, spese sanitarie rilevanti o altre esigenze, solo il 50,8% ne conosce i dettagli; tra la Gen Z il 42% non sa che il TFR può essere trasferito a un fondo pensione e il 12,5% dichiara di non sapere con precisione che cosa sia il TFR.

Il quadro suggerisce che la riforma avvicina la previdenza complementare alla vita quotidiana di milioni di lavoratori e aumenta la rilevanza di consulenza ed educazione finanziaria. Per il settore assicurativo e previdenziale, il tema si traduce in una maggiore necessità di soluzioni e supporto mirati ai diversi profili anagrafici, in un contesto segnato da cambiamenti demografici e maggiore longevità.

Nel nostro precedente articolo sui flussi record di raccolta netta delle reti di consulenza finanziaria, abbiamo riportato che a maggio le banche-reti hanno registrato il miglior risultato mensile di sempre, con 7 miliardi di euro e 30,5 miliardi da inizio anno. L’analisi evidenziava come la maggior parte delle risorse si sia indirizzata verso soluzioni di risparmio gestito e strumenti amministrati, segnando un rafforzamento del canale della consulenza e della base clienti nel mercato del risparmio gestito italiano.

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