Startup italiane, investimenti venture capital salgono nel primo semestre
Nel primo semestre del 2026 il venture capital diretto a startup e scaleup italiane raggiunge 679 milioni di euro, in aumento rispetto ai 494 milioni dello stesso periodo del 2025, nonostante un calo del numero di round. La crescita si accompagna anche a un incremento dei capitali destinati a società estere fondate da imprenditori italiani, portando il totale complessivo a 917 milioni di euro.
In evidenza
- Nel primo semestre 2026 il venture capital italiano registra 117 round rispetto ai 146 del 2025, ma mostra una ripresa con +19% di operazioni tra i due trimestri.
- Gli investimenti in startup italiane e in realtà estere fondate da italiani superano i 900 milioni di euro, con il Technology Transfer che attrae oltre 100 milioni in 33 operazioni nel semestre.
- La Lombardia si conferma leader per investimenti initial con 43 società e il 51% del mercato nazionale, mentre l'Ict attira il 42% dell'interesse degli investitori.
Andamento dei round e ripresa nel secondo trimestre
Come riporta Borsa Italiana, citando l'Osservatorio Venture Capital Monitor, VeM, attivo presso LIUC, Università Cattaneo, promosso con AIFI e realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG, il mercato registra 117 round nel semestre, contro i 146 dello stesso periodo del 2025.Nei primi tre mesi dell'anno vengono realizzate 58 operazioni, che salgono a 69 nel secondo trimestre, con un aumento del 19%. Considerando il totale delle operazioni, initial e follow on, il semestre si chiude a quota 127, mentre i soli nuovi investimenti scendono a 95 da 110 un anno prima.
Cresce anche l'ammontare investito in realtà estere fondate da imprenditori italiani, che passa da 95 milioni a 238 milioni di euro, pur con un lieve calo dei round, da 12 a 10. Giovanni Fusaro, direttore del Venture Capital Monitor, VeM, afferma che il secondo trimestre segna una ripresa dell'attività di investimento rispetto a un avvio d'anno rallentato e indica per la seconda metà del 2026 un supporto dal maggiore ammontare investito e dal flusso costante di deal di Technology Transfer.
Technology Transfer, corporate e geografia degli investimenti
Il rapporto segnala che negli ultimi tre anni e mezzo gli investimenti in Technology Transfer ricevono una spinta rilevante dall'attività dei Poli e dei fondi promossi da CDP Venture Capital SGR, rafforzando il trend di crescita avviato nel 2018 con l'operatività dei cinque fondi supportati da ITAtech. L'effetto leva complessivo su capitali terzi supera i 700 milioni di euro e, dal 2023, gli investitori e i Poli di Technology Transfer attivi in Italia investono quasi 1,2 miliardi di euro in 374 operazioni, di cui oltre 100 milioni nei primi sei mesi del 2026 su 33 operazioni.Sul fronte del corporate venture capital, nel primo semestre le imprese partecipano a circa il 24% dei round in società italiane. Limitandosi alle startup con sede in Italia, venture capital e corporate venture capital investono 334 milioni di euro in 69 round, mentre i sindacati tra venture capital, corporate venture capital e business angel totalizzano 345 milioni su 48 operazioni; i soli business angel investono 11 milioni in 13 round. Nel complesso, la filiera dell'early stage in Italia arriva così a 690 milioni di euro su 130 round, rispetto ai 516 milioni su 160 round del primo semestre 2025, e supera i 900 milioni includendo anche le startup estere con founder italiani.
Sul piano territoriale, la Lombardia resta la regione con il maggior numero di società target negli investimenti initial, con 43 realtà e una quota del 51% del mercato italiano, in aumento dal 49% del primo semestre 2025. Seguono Lazio con il 12% ed Emilia-Romagna con l'8%, mentre a livello settoriale l'Ict concentra il 42% dell'interesse degli investitori, davanti ai Servizi Finanziari al 13% e all'Healthcare al 12%.
Nel nostro precedente approfondimento sul mercato italiano del venture capital nel primo semestre, abbiamo evidenziato che, pur con un calo del numero di round, il valore complessivo degli investimenti è cresciuto grazie a ticket medi più elevati. Abbiamo anche sottolineato i principali freni per il settore, tra cui l’incertezza normativa e la mancata continuità degli incentivi fiscali, che mantengono ampio il divario con i maggiori mercati europei.
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