Ex Ilva, la Corte d'appello di Milano ordina lo stop dell'area a caldo di Taranto entro 90 giorni
La vicenda Ex Ilva aggiunge un nuovo passaggio giudiziario con effetti potenzialmente rilevanti sull'operatività del polo siderurgico di Taranto. La Corte d'appello di Milano dispone la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo entro 90 giorni se non vengono affrontati i rilievi su amianto ed emissioni nocive.
In evidenza
- La Corte d'appello di Milano ordina la sospensione dell'area a caldo di Taranto di Ilva spa entro 90 giorni dalla comunicazione del provvedimento.
- La decisione segue la mancata revisione delle prescrizioni ambientali dell'Aia rilasciata nel 2023, ritenute insufficienti per tutela ambientale e salute pubblica.
- La sospensione impatta la continuità produttiva e la cessione dell'asset Ex Ilva, con tavolo sindacale e consiglio dei ministri convocati il 20 giugno.
Decisione della Corte e tempi di attuazione
Come riferisce Borsa Italiana, nel provvedimento firmato dalla giudice Marianna Galioto la Corte d'appello di Milano accoglie la richiesta di inibitoria e ordina a Ilva spa, Acciaierie d'Italia spa e Acciaierie d'Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. Alle società viene assegnato un termine di 90 giorni dall'ultima comunicazione del provvedimento per completare le operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell'autorità di controllo.Il procedimento riguarda il ricorso sulla sentenza del Tribunale di Milano che a febbraio aveva ordinato lo stop alla produzione del polo siderurgico di Taranto entro il prossimo 24 agosto, nel caso in cui l'azienda non avesse rivisto e adeguato una serie di prescrizioni ambientali dell'Aia rilasciata l'anno scorso. Secondo i giudici, tali prescrizioni risultano carenti sul piano della tutela dell'ambiente e della salute pubblica.
La Corte riconosce la legittimità delle richieste avanzate dai cittadini di Taranto che si sono rivolti alla giustizia per ottenere l'eliminazione dell'esposizione al rischio derivante dalle emissioni degli impianti, a tutela della salute individuale e collettiva, del clima e della tranquillità di vita. In questo quadro, i giudici considerano dirimenti sia la questione della presenza di amianto nello stabilimento, che deve essere eliminato, sia quella delle polveri sottili, disponendo anche la disapplicazione in via incidentale e in parte qua dell'Aia 2025.
Impatto sul gruppo e prossimi passaggi istituzionali
La decisione aumenta la pressione sul gruppo siderurgico in una fase già delicata per la gestione industriale e per il percorso di cessione dell'asset. Il termine di 90 giorni indicato dalla Corte introduce infatti una scadenza operativa che può incidere sulla continuità produttiva del sito di Taranto, uno degli impianti centrali per la siderurgia italiana.Per domani mattina a Palazzo Chigi è convocato un tavolo su Ex Ilva con i sindacati per un aggiornamento sulle condizioni del gruppo e sulla procedura di vendita. Nella stessa giornata è previsto anche un consiglio dei ministri che ha all'ordine del giorno, tra gli altri temi, disposizioni urgenti in materia di Ilva.
Nel nostro precedente approfondimento sulla crescita del fotovoltaico in Italia nel primo semestre 2026 abbiamo evidenziato un mercato in espansione, ma sempre più trainato da impianti commerciali, industriali e utility scale, mentre il segmento residenziale rallenta. Abbiamo inoltre segnalato la leadership della Lombardia per nuova potenza connessa e l’aumento dei sistemi di accumulo, fattori che contribuiscono a ridisegnare il mix energetico e le prospettive per le imprese energivore.
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