Ex Ilva, Elica avverte sui rischi per l'industria italiana

Ex Ilva, Elica avverte sui rischi per l'industria italiana
Ex Ilva, rischio industria

Le proteste dei lavoratori davanti ai cancelli dell'ex Ilva di Taranto riportano al centro il futuro della siderurgia italiana e delle filiere che dipendono dall'acciaio. Francesco Casoli, presidente di Elica, collega la vicenda a un più ampio processo di deindustrializzazione europea che, a suo avviso, pesa direttamente sulla competitività del sistema produttivo nazionale.

Punti chiave

  • L'abbandono dell'ex Ilva rappresenta secondo il presidente di Elica, Francesco Casoli, un passo decisivo verso la deindustrializzazione dell'Italia e minaccia il sistema produttivo nazionale.
  • Casoli denuncia che l'Europa impone un dazio del 50% sull'acciaio importato dall'Asia ma non applica dazi sui prodotti manifatturieri asiatici venduti sul mercato europeo, penalizzando la competitività italiana.
  • Il presidente di Elica sottolinea l'urgenza di una riflessione industriale europea per evitare che le attuali politiche rendano irreversible la crisi dell'industria italiana.

Le dichiarazioni da Taranto sulla crisi dell'ex Ilva

Come riferisce Borsa Italiana, Casoli interviene ad Agorà su Rai 3 in collegamento con Taranto, mentre nelle stesse ore i lavoratori dell'ex Ilva protestano davanti allo stabilimento. Il presidente di Elica definisce l'abbandono dell'Ilva "l'ennesimo passo verso la resa dell'industria italiana" e sostiene che la vicenda rappresenta una parte del disegno europeo di deindustrializzazione che l'Italia sta subendo.

Casoli esprime solidarietà ai lavoratori e afferma che il caso dell'ex Ilva è una componente significativa di un processo che giudica insensato. Secondo il manager, le conseguenze di decisioni maturate all'esterno ricadono in modo diretto sul sistema produttivo italiano.

Pressione su acciaio e competitività manifatturiera

Nel suo intervento, Casoli richiama anche il tema dei dazi per le imprese italiane che utilizzano l'acciaio per produrre e competere sui mercati internazionali. A suo avviso, esiste un paradosso perché l'Europa impone oggi l'acquisto di acciaio dall'Asia con un dazio del 50%, mentre non applica dazi ai prodotti realizzati a basso costo in Asia dai concorrenti e poi venduti sui mercati europei.

Per il presidente di Elica questo quadro mostra uno scollegamento tra le decisioni assunte a livello europeo e le dinamiche dell'economia reale, con il rischio di indebolire ulteriormente l'industria nazionale. Per questo chiede l'apertura di una riflessione industriale prima che, a suo giudizio, le emergenze diventino irreversibili.

Nella nostra precedente analisi sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto abbiamo riportato l’allarme delle aziende dell’indotto sul rischio occupazionale legato allo spegnimento dell’area a caldo. L’Aigi ha indicato almeno 4.500 posti di lavoro esposti e ha chiesto al Senato misure straordinarie, tra cui una cassa integrazione speciale, il pagamento dei crediti alle imprese e la nomina di un commissario unico per gestire continuità e riconversione degli impianti.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.