Banca d'Italia pubblica uno studio su fattori sociali e governance nel rischio di default
Nel quadro dell'analisi del merito creditizio delle imprese italiane, la Banca d'Italia diffonde un nuovo studio dedicato al peso dei fattori sociali e di governo societario nella stima del rischio di default. Il lavoro esamina in particolare le imprese non finanziarie italiane nell'ambito del sistema interno ICAS e rileva un miglioramento della capacità previsiva del modello, soprattutto per le aziende micro e piccole.
In evidenza
- Banca d'Italia rileva che indicatori sociali e di governance migliorano la stima del rischio di default nelle imprese non finanziarie italiane.
- Gli indicatori S e G sono particolarmente significativi per micro e piccole imprese, affinando la previsione del default oltre alle variabili finanziarie standard.
- Per le imprese medie e grandi solo gli indicatori sociali mostrano significatività statistica, mentre quelli di governance hanno impatto limitato sul rischio.
Studio ICAS su dati sociali e governance
Come riferito da Banca d'Italia, il nuovo numero della collana "Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento" valuta se indicatori comunemente associati alle dimensioni sociale, S, e di governo societario, G, migliorino la stima del rischio di default delle imprese non finanziarie italiane. L'analisi si inserisce nell'ambito dell'In-house Credit Assessment System, ICAS, utilizzato dall'istituto centrale.Gli indicatori sociali impiegano informazioni tratte dal database dell'INPS. Gli indicatori di governance derivano invece da una base dati sulle imprese italiane, dalla quale emergono elementi su relazioni societarie e assetto di governo non inclusi nelle variabili finanziarie standard.
Impatto più forte su micro e piccole imprese
I risultati mostrano che gli indicatori S e G migliorano la previsione dell'evento di default. Per le imprese micro e piccole questi fattori risultano significativi e consentono di affinare le stime del modello statistico di base, che già include variabili finanziarie e di comportamento creditizio.Il contributo complessivo alla performance del modello resta comunque moderato. Per le imprese di medie e grandi dimensioni, invece, soltanto gli indicatori sociali risultano statisticamente significativi, segnalando un impatto più limitato delle variabili di governance nella valutazione del rischio.
Nella nostra precedente notizia sull’assegno unico e universale abbiamo riportato che nel 2026 l’INPS ha erogato 8,3 miliardi di euro tra gennaio e maggio, a sostegno di oltre 6 milioni di nuclei familiari. L’articolo evidenziava anche come gli importi varino in base all’ISEE, con un valore medio mensile di 175 euro per figlio a maggio 2026.
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