Il WTI si avvicina a 100 $ mentre i progressi diplomatici indeboliscono i prezzi del petrolio
Il WTI scambia in ribasso intorno a 100,70–100,80 $ al barile il 2 novembre, dopo aver quasi completamente annullato i rialzi registrati alla fine della scorsa settimana, quando i prezzi erano tornati ad avvicinarsi ai massimi di ottobre, intorno a 105,50–106,50 $. Sul grafico a 4 ore, il petrolio mostra un netto peggioramento delle prospettive tecniche di breve periodo: a un nuovo tentativo fallito di consolidare sopra 106 $ è seguita una serie di ampie candele ribassiste, che ha spinto il prezzo sotto le medie mobili di breve periodo, intorno a 103–104 $, e la media di medio periodo, vicino a 102 $.
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I colloqui con l’Iran riducono il premio per il rischio geopolitico
Il principale catalizzatore del calo odierno è stato il cambiamento delle aspettative geopolitiche dopo le notizie sulla prosecuzione dei negoziati tra Iran e Qatar, volti a porre fine alle ostilità e a ripristinare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Sul mercato dei futures, il WTI ha perso circa il 3,4% in mattinata, scendendo a 100,62 $, mentre il Brent ha ceduto circa il 3%, portandosi a 110 $. Gli investitori hanno quindi iniziato a ridurre attivamente il premio per il rischio geopolitico accumulato dai prezzi del petrolio nel corso di ottobre, sebbene l’effettiva ripresa delle forniture resti incerta.
Le minacce alla navigazione persistono nonostante gli sforzi diplomatici
In Medio Oriente, gli operatori di mercato seguono soprattutto i contatti diplomatici, proseguiti per tre giorni consecutivi con la mediazione del Qatar. La parte iraniana ha confermato le discussioni su proposte per porre fine al conflitto e ripristinare la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, anche se non è ancora stato raggiunto un accordo definitivo.
Un altro fattore alla base del calo dei prezzi sono state le notizie secondo cui Washington sarebbe pronta a concedere più tempo agli sforzi diplomatici prima di valutare nuove operazioni militari. L’assenza di una significativa escalation nel fine settimana ha permesso agli operatori di mercato di riconsiderare parzialmente i rischi a breve termine per le esportazioni di petrolio. La situazione resta tuttavia estremamente instabile: nel fine settimana sono emerse notizie di danni ad altre due imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, mentre le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita restano esposte al rischio di attacchi.
Inoltre, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, alimentano l’incertezza, poiché in seguito la retorica dell’amministrazione americana nei confronti dell’Iran potrebbe diventare più aggressiva. Il calo odierno del WTI riflette quindi soprattutto una minore probabilità di un’immediata escalation del conflitto, non l’eliminazione delle minacce al mercato petrolifero globale. L’assenza di un accordo definitivo mantiene vivo il rischio di un brusco ritorno degli acquirenti in caso di nuove notizie di interruzioni della navigazione o danni alle infrastrutture di esportazione.
Il supporto a 100 $ è decisivo per le prospettive di breve periodo
Nonostante il calo relativamente consistente, la capacità dei ribassisti di mantenere l’attuale controllo sul mercato potrebbe dipendere dalla possibilità di superare al ribasso la soglia psicologica dei 100 $; in tal caso, come avevo avvertito in Il WTI si avvicina a 106 $ mentre gli attacchi in Medio Oriente alimentano i timori sulle forniture di petrolio, ci si dovrebbe attendere un calo verso 99–98 $. Se i prezzi del WTI si consolidano sopra 100 $, potrebbero tornare verso la resistenza in area 101,50–102 $, mentre una rottura al rialzo di quest’ultima soglia potrebbe spingerli verso 103–103,50 $.
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