Upb vede la crescita del Pil italiano intorno all'1% nel 2026, rincari energetici aumentano i rischi
L'economia italiana mantiene un passo moderato nel 2026, con una crescita del Pil stimata intorno all'1% in un quadro che resta provvisorio fino ai prossimi dati Istat. Sulla congiuntura pesano soprattutto il nuovo shock energetico, l'erosione del potere d'acquisto delle famiglie e condizioni finanziarie meno favorevoli per un Paese fortemente esposto alle fonti fossili.
Punti chiave
- L'Ufficio parlamentare di bilancio prevede una crescita del Pil italiano intorno all'1% nel 2026, con rischi prevalentemente al ribasso legati a rincari energetici e tensioni geopolitiche.
- Il petrolio aumenta del 66% e il gas del 180% da fine febbraio, spingendo l'inflazione italiana al 4,2% a settembre e mantenendo il differenziale energetico con l'area euro positivo.
- I rendimenti decennali nei principali Paesi avanzati salgono di circa un punto da inizio anno, generando maggiori oneri di rifinanziamento per gli Stati ad alto debito.
Stime Upb e quadro congiunturale
Secondo Teleborsa, citando l'Ufficio parlamentare di bilancio nella Nota sulla congiuntura di ottobre, la crescita del Pil per il 2026 si colloca intorno all'1%, in linea con l'1,1% del quadro validato per il Dpfp. L'istituzione segnala che lo scenario resta tuttavia provvisorio in attesa dei dati Istat di fine ottobre e indica rischi "prevalentemente al ribasso" legati a tensioni geopolitiche, prezzi e condizioni di finanziamento.Nei primi due trimestri dell'anno il Pil cresce dello 0,3% e dello 0,2%, con una dinamica del semestre simile a quella dell'area euro, pari allo 0,6%. Secondo i modelli dell'Upb, nel terzo trimestre l'attività sale di uno o due decimi, anche se il margine di incertezza resta elevato.
A sostenere l'economia sono soprattutto i servizi, con un aumento del valore aggiunto dello 0,4%, mentre l'industria resta debole. I consumi delle famiglie aumentano dello 0,3%, ma la crescita dei prezzi riduce il potere d'acquisto, con la propensione al risparmio che scende al 6,7% dal 7,9% dell'inverno.
Il mercato del lavoro raggiunge livelli storicamente elevati di partecipazione, ma si arresta il calo della disoccupazione. Le retribuzioni orarie reali, inoltre, riprendono a ridursi e restano inferiori di oltre nove punti rispetto ai livelli del 2020.
Energia, inflazione e costi di finanziamento
Da fine febbraio il petrolio rincara del 66% e il gas del 180%, spingendo l'inflazione al 4,2% a settembre. I beni energetici segnano un aumento del 22,6% su base annua e il differenziale con l'area euro torna positivo, un andamento che l'Upb collega ancora una volta al peso dei rincari energetici sull'economia italiana.Secondo l'analisi, un mix energetico fortemente dipendente dalle fonti fossili accresce l'esposizione dell'Italia allo shock. Ad agosto i prezzi alla produzione superano del 10,9% quelli di un anno prima, anche se il trasferimento ai prezzi non energetici procede più lentamente rispetto al 2021-22 per minori strozzature dell'offerta, rincari agricoli più contenuti e una risposta tempestiva della politica monetaria.
Da settembre emergono però primi segnali di propagazione su trasporti, ortaggi e legumi, mentre aumentano le aspettative di inflazione. Nel frattempo, nei principali Paesi avanzati i rendimenti decennali salgono di circa un punto dall'inizio dell'anno, anche per lo squilibrio tra domanda e offerta di capitali a lunga scadenza.
L'Upb osserva che i forti investimenti nell'intelligenza artificiale, sostenuti da emissioni obbligazionarie, accentuano la concorrenza per il risparmio. Per i Paesi ad alto debito questo contesto comporta maggiori oneri di rifinanziamento, mentre il Fmi prevede per il 2026 una crescita mondiale del 3,1% e scambi in aumento del 4,6%.
Nella nostra precedente analisi sulle stime di Confindustria per il PIL italiano nel 2026 abbiamo ricostruito la revisione al rialzo della crescita all’1%, sostenuta da consumi, investimenti e dall’impatto del PNRR. L’articolo evidenziava anche i fattori di rischio sul fronte del commercio estero, tra dazi U.S. e vulnerabilità verso Cina e Stati Uniti, oltre ai segnali di rallentamento del contesto globale.
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