Confindustria chiede cautela sui dazi, focus su cambio euro-dollaro e costo energia
Il dibattito su tariffe commerciali e competitività dell’industria italiana torna al centro dopo un’intervista rilasciata dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini a il Giornale, in cui invita a non reagire d’impulso e sposta l’attenzione sul rischio di un euro troppo forte. Secondo Il Sole 24 Ore, Orsini lega la tenuta del Made in Italy non solo alle barriere tariffarie, ma anche a variabili macro come il cambio e a fattori strutturali di costo, a partire dall’energia, mentre richiama la necessità di una politica industriale orientata a evitare la deindustrializzazione in Europa.
In evidenza
- Confindustria osserva che la media globale delle tariffe doganali si attesta al 12% e sottolinea l'impatto del cambio euro-dollaro sulla competitività del Made in Italy.
- Orsini sollecita l'avvio rapido degli incentivi pubblici per rilanciare la produzione industriale, chiedendo una migliore misurazione per massimizzare l'attivazione degli investimenti privati.
- Il presidente di Confindustria ribadisce la centralità dell'export verso l'Europa, sostenendo il lancio degli eurobond e la priorità di mantenere la manifattura in Europa.
Cambio, tariffe e concorrenza globale
Orsini descrive un quadro di “grande confusione” sui dazi, ma invita alla cautela, osservando che la media mondiale delle tariffe si colloca intorno al 12%. In questo contesto, sottolinea che il Made in Italy ha continuato a vendere, e indica come tema centrale il cambio euro-dollaro. Secondo il presidente di Confindustria, una moneta troppo forte riduce la competitività rispetto a Paesi come il Giappone. Sul fronte Cina, evidenzia uno squilibrio commerciale e chiede condizioni di concorrenza “leale”, con regole sociali e ambientali comparabili.Mercato interno, incentivi e strumenti pubblici
Riprendendo le osservazioni del governatore Fabio Panetta, Orsini concorda sul fatto che la crescita non possa poggiare solo sull’export e richiama la necessità di un mercato interno solido. A suo giudizio, la produzione industriale è oggi frenata anche dall’attesa degli incentivi, e l’avvio delle misure potrebbe sostenere una ripresa. Sul ruolo dello Stato cita i contratti di sviluppo come possibile leva, chiedendo però di migliorare la regola di misurazione degli incentivi per massimizzare l’effetto di attivazione degli investimenti privati. L’obiettivo indicato è un meccanismo in cui la spesa pubblica generi ricadute più ampie in termini di capitali mobilitati e progetti realizzati.Europa, asse con la Germania e nodo manifattura
Orsini rimarca la centralità dell’Europa per l’export italiano, ricordando che oltre metà delle esportazioni va nel mercato europeo, e definisce fondamentale l’asse industriale con Berlino. Sul tema eurobond e mercato unico dei capitali, sostiene che sia arrivato il momento di partire, dopo decenni di discussioni, puntando anche su strumenti di debito comune. Sul fronte sociale richiama la sfida del piano casa, collegandola alla necessità di attrarre competenze e garantire abitazioni accessibili, con una soglia di sostenibilità dell’affitto rispetto allo stipendio. Sui salari, afferma che la dinamica retributiva dipende dalla produttività e quindi da investimenti, infrastrutture e innovazione, e chiude indicando una priorità, mantenere la manifattura in Europa per evitare la deindustrializzazione, con energia e competitività tra i nodi principali.In precedenza abbiamo riportato sulla fase di volatilità del greggio WTI, con i prezzi in stabilizzazione intorno a 66 dollari dopo due sessioni negative e un test tecnico dell’area 66-67 dollari. Nell’analisi spiegavamo che l’andamento era influenzato dai colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran e dai nuovi rischi tariffari, con possibili scenari di rialzo verso 70 dollari o di ritracciamento sotto 64 dollari.
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