FederlegnoArredo segnala rialzi del legno e rischio carenze, pressioni su imballaggi e pannelli in Italia

FederlegnoArredo segnala rialzi del legno e rischio carenze, pressioni su imballaggi e pannelli in Italia
Allarme prezzi legno

Secondo Il Sole 24 Ore, dopo un lungo periodo di abbondanza di materia prima, in Europa si riapre un fronte di costi per la filiera del legno che può riflettersi sulla logistica e su alcuni segmenti dell’industria manifatturiera italiana. Il segnale, legato ai tagli ridotti nei Paesi fornitori e a un mercato che torna a irrigidirsi, emerge dall’analisi dell’Indice prezzi di FederlegnoArredo sviluppato con Fondazione Edison, riferita al confronto tra gennaio 2025 e gennaio 2026.

In evidenza

  • FederlegnoArredo e Fondazione Edison registrano aumenti del 15-18% nei prezzi dei segati di abete in Italia tra gennaio 2025 e gennaio 2026.
  • Riduzione drastica dei tagli da parte delle società forestali tedesche e austriache sta causando scarsità di materia prima e aumento dei prezzi di cascami e pannelli.
  • Dalla fine del 2024 si osservano rincari del 15% sui segati di conifere e aumenti significativi su pannelli Osb e pellets, riflettendo una nuova volatilità sui mercati del legno importato.

Indice prezzi, import e rialzi sui segati

Secondo l’Indice prezzi di FederlegnoArredo, elaborato con Fondazione Edison, tornano a crescere i listini del legno in Europa e si profila una possibile carenza di legname tagliato. L’osservatorio monitora mensilmente i valori al commercio di segati di abete, legno lamellare e pannelli Osb, con prezzi di fatto guidati dalle importazioni. Il dato è rilevante per l’Italia perché circa l’80% del legno trasformato dalle imprese nazionali proviene dall’estero, in particolare da Germania, Austria e Slovenia. Nel confronto tra gennaio 2025 e gennaio 2026, l’Indice segnala aumenti fino al 15-18% sui segati di abete, con prime ricadute sui comparti a valle.

Tagli ridotti e scarsità di materia prima

Alla base della tensione sui prezzi, il testo indica che le società forestali tedesche e austriache hanno ridotto drasticamente i tagli. Questo sta facendo salire i prezzi dei cascami, come segatura, cippato e tavole, e sta generando scarsità di materia prima per i produttori di pannelli e imballaggi, come spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli. Fantoni descrive una dinamica iniziata circa un anno fa e accelerata negli ultimi 4-5 mesi, in un contesto in cui per le società boschive non era più conveniente tagliare. In precedenza i prezzi erano diminuiti per l’ampia disponibilità legata alla tempesta Vaia del 2018 e ai tagli straordinari successivi per abbattere gli alberi aggrediti dal bostrico. Il cambio di ciclo, quindi, arriva dopo una fase eccezionale di offerta che ha tenuto compressi i valori.

Ricadute su imballaggi, pannelli e pellets

Le pressioni si riflettono sui segmenti più esposti della filiera, a partire dagli imballaggi, considerati un prodotto strategico per la logistica di ogni settore industriale, e dai pannelli usati come base per arredamento ed edilizia. L’Indice rileva aumenti sui segati di conifere, in linea con i dati Euwid sul mercato tedesco, dove si osserva un rapido incremento a partire da ottobre, nell’ordine del 15% circa. Scendendo a valle, da ottobre in avanti si registrano aumenti sensibili anche sui pannelli Osb e sui pellets, con consumi concentrati in inverno che consentono ai produttori di trasferire più facilmente i rincari sul mercato. Più contenuti, invece, gli aumenti sui pannelli in legno truciolare e Mdf, tipologie in cui il testo segnala l’eccellenza produttiva italiana. Nel complesso, l’evoluzione dei prezzi indica un ritorno di volatilità per una filiera fortemente dipendente dalle importazioni.

In precedenza abbiamo riportato il forte arretramento dei mercati azionari europei legato all’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset di rischio. Nel nostro articolo venivano evidenziati anche la corsa ai beni rifugio, le pressioni su settori ciclici e i timori di ricadute su energia e catene di approvvigionamento, elementi che continuano a condizionare costi e disponibilità lungo le filiere.

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