Prosecco Doc, l’accordo Ue-Australia amplia le tutele commerciali

Prosecco Doc, l’accordo Ue-Australia amplia le tutele commerciali
Più tutele per Prosecco

Secondo quanto spiegato dal presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin, l’intesa commerciale tra Ue e Australia riconosce il Prosecco come Indicazione geografica e introduce regole più restrittive per l’uso del nome sul mercato australiano. Il dossier nasce da un confronto aperto nel 2014 e, nel quadro attuale, viene letto dal settore agroalimentare italiano soprattutto come un’occasione di sviluppo grazie al previsto forte taglio dei dazi doganali.

In evidenza

  • L'accordo Ue-Australia introduce una protezione commerciale rafforzata per il Prosecco Doc e altre denominazioni come Parmesan e Gorgonzola nel mercato australiano.
  • Il Prosecco australiano potrà essere venduto con l'etichetta 'Australian Prosecco' per un periodo di phasing out di dieci anni solo sul mercato interno e in mercati terzi non protetti.
  • Il riconoscimento della IG da parte dell'Australia e la riduzione dei dazi sono considerati potenziali vantaggi per l’export agroalimentare italiano, rafforzando la tutela giuridica delle produzioni.

Tutele rafforzate per Prosecco e denominazioni

Nel comparto food & wine italiano l’accordo non genera, secondo il testo, particolari timori sulle produzioni di qualità, ma concentra l’attenzione sulle nuove opportunità commerciali. Le maggiori riserve riguardavano il Prosecco e alcuni formaggi venduti in Australia con denominazioni come Parmesan, Gorgonzola o Romano. Per i produttori italiani, tuttavia, il nuovo assetto appare più favorevole rispetto alla situazione attuale.

Guidolin spiega che il Prosecco australiano può continuare a essere commercializzato per un periodo di phasing out di dieci anni nel mercato interno australiano e in quei mercati dove il Prosecco Doc non è tutelato o registrato. Il testo cita alcuni Paesi africani e, solo temporaneamente, la Nuova Zelanda per l’esaurimento delle scorte. In Australia, inoltre, il prodotto può restare in vendita soltanto con la dicitura “Australian Prosecco” e senza immagini che richiamino l’Italia, come gondole o paesaggi italiani.

Il Consorzio considera queste misure un passo avanti anche sul fronte dell’evocazione commerciale. Le norme sull’etichettatura, nelle parole del presidente, servono a evitare che il consumatore venga indotto in errore sulla vera origine del vino. Per il settore, questo restringe gli spazi di utilizzo del nome rispetto al quadro precedente.

Percorso negoziale e ricadute per l’export italiano

La conclusione dell’intesa chiude un percorso avviato nel 2014, quando i produttori di Prosecco avevano avviato una prima missione in Australia per cercare un compromesso con i vignerons locali. Il negoziato, aggiunge Guidolin, arriva al traguardo grazie al lavoro della Commissione europea e dei governi che si sono succeduti negli anni. Il riconoscimento della IG da parte dell’Australia rappresenta quindi un risultato atteso da oltre un decennio.

Nel testo viene anche sottolineato che il Prosecco prodotto in Australia, storicamente realizzato spesso con uve diverse dalla Glera, non viene percepito dai produttori italiani come una minaccia strutturale al prodotto originale. Anche se negli anni più recenti sono stati impiantati vigneti a Glera, il differenziale di identità e di posizionamento resta rilevante per il settore italiano. In questo contesto, la combinazione tra maggiore protezione giuridica e riduzione dei dazi viene letta come un potenziale vantaggio per l’export agroalimentare made in Italy.

In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato il piano di investimenti di Granoro nello stabilimento di Corato, con 18 milioni di euro entro il 2028 per rafforzare competitività ed export della pasta made in Italy. L’approfondimento metteva al centro autoproduzione energetica, digitalizzazione delle linee e ammodernamento industriale come leve per sostenere la presenza internazionale dell’azienda.

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