L’ultimo Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, aggiornato al 28 febbraio 2026, indica che la Lombardia ospita 6 delle 15 concessioni nazionali di stoccaggio del gas. Il dato colloca la regione al centro dell’infrastruttura energetica italiana, con siti distribuiti tra Bordolano, Brugherio, Cornegliano, Ripalta, Sergnano e Settala. Il quadro conferma una specializzazione costruita nel tempo, in parallelo alla trasformazione di vecchi giacimenti in asset per la sicurezza degli approvvigionamenti.
In evidenza
- Lombardia concentra 9,7 miliardi di metri cubi su 18 miliardi di capacità nazionale di stoccaggio gas, rafforzando il suo ruolo nella sicurezza energetica.
- Il riuso di giacimenti esauriti consente a Lombardia di valorizzare asset e competenze storiche, sostenendo la riconversione industriale senza dipendere da nuove scoperte.
- La regione conta 8 concessioni attive di coltivazione e 9 cessate su 36 nazionali, confermando la sua rilevanza strutturale nella filiera italiana del gas.
Capacità di stoccaggio e distribuzione territoriale
La superficie complessiva delle concessioni lombarde di stoccaggio arriva a 301 chilometri quadrati, mentre l’Emilia-Romagna ne conta 5 per 388 chilometri quadrati. Abruzzo dispone di 2 concessioni, Basilicata, Molise e Veneto di una ciascuna. Nel sistema nazionale, i 13 siti attivi garantiscono una capacità di stoccaggio di 18 miliardi di metri cubi, di cui circa 9,7 miliardi risultano concentrati in Lombardia.
Tra i siti regionali, cinque fanno capo a Stogit, controllata di Snam, cioè Settala, Brugherio, Sergnano, Ripalta e Bordolano. Il sito di Cornegliano è invece gestito da Ital Gas Storage. Secondo l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, questa dotazione rafforza il ruolo della Lombardia nella sicurezza energetica nazionale, anche alla luce delle attuali tensioni geopolitiche.
Maione osserva inoltre che gli impianti sono stati implementati nel tempo attraverso l’Intesa Stato-Regione. Il sistema include una rete di monitoraggio microsismico per seguire la sismicità locale e gli eventuali effetti delle attività di pompaggio ed erogazione del gas. Questo presidio tecnico accompagna lo sviluppo di infrastrutture considerate strategiche per le imprese del territorio.
Dai giacimenti storici al riuso industriale
La presenza lombarda nel gas parte dal comune di Cavenago d’Adda, nel Lodigiano, dove Agip perfora il pozzo Caviaga 1, indicato come il primo pozzo a gas in Italia. Innocenzo Titone, presidente di Apve, ricorda che il campo di Caviaga rappresenta il primo grande giacimento di gas naturale dell’Europa occidentale, con riserve stimate in 12 miliardi di metri cubi. La scoperta risale al 1944, seguita da Ripalta Cremasca nel 1948, Cortemaggiore nel 1949 e Bordolano nel 1951.
Queste perforazioni sostengono la distribuzione di gas alle industrie della pianura padana e accompagnano la ripresa economica del Dopoguerra. Con il successivo spostamento della produzione verso Emilia-Romagna e mare di Ravenna, la Lombardia mantiene però una vocazione energetica attraverso lo stoccaggio. Titone spiega che gli stoccaggi derivano dal riutilizzo di campi esauriti, soprattutto dove la presenza di arenaria, roccia porosa e permeabile, facilita l’immissione e l’estrazione del gas.
La coincidenza tra molte concessioni di stoccaggio e aree interessate da precedenti concessioni di coltivazione mostra la continuità industriale del settore nella regione. Questo riuso dei giacimenti consente alla Lombardia di adattare infrastrutture e competenze a una nuova funzione energetica. Il processo sostiene una riconversione che valorizza asset esistenti invece di dipendere solo da nuove scoperte.
Produzione ancora rilevante nel quadro nazionale
Sempre secondo i dati del ministero, in Italia sono presenti 83 concessioni di coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. La Lombardia è quarta per numero assoluto con 8 concessioni, alcune condivise con regioni confinanti, tra cui Caviaga, Settala, Vescovato e Villafortuna-Trecate. La regione segue Emilia-Romagna, Marche e Basilicata, mentre è quinta per superficie impegnata con 201 chilometri quadrati.
Il comparto lombardo mostra anche un numero elevato di concessioni cessate in attesa di ripristino minerario dell’area. Su 36 concessioni cessate a livello nazionale, 9 sono localizzate in Lombardia, il dato più alto in Italia. Tra queste figurano Bagnolo Mella, Canonica, Cignone, Cortemaggiore, Gaggiano, Ovanengo, Pessano, San Gervasio e Soresina.
La combinazione tra attività produttiva residua, ampia rete di stoccaggi e siti da ripristinare evidenzia il peso strutturale della regione nella filiera nazionale del gas. Per il settore energetico, la Lombardia resta quindi un nodo chiave sia sul fronte operativo sia su quello della gestione di lungo periodo delle infrastrutture. Il quadro delineato dal bollettino ministeriale conferma una centralità che si estende dalla storia estrattiva alla sicurezza dell’offerta attuale.
In un nostro precedente articolo abbiamo ricostruito come la Lombardia e la Catalogna abbiano avviato una cooperazione strutturata per aumentare il peso politico-industriale a Bruxelles. Abbiamo evidenziato l’avvio di gruppi di lavoro con focus sulla chimica e l’obiettivo di incidere sulle future politiche Ue legate a competitività, sostenibilità ed energia.
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