Confindustria Brescia chiede misure su energia e margini fiscali per l’industria

Confindustria Brescia chiede misure su energia e margini fiscali per l’industria
Industria chiede più energia

Nel corso di un’audizione alla commissione Finanze del Senato sui decreti fisco e accise, il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava afferma che il taglio temporaneo delle accise non è sufficiente per sostenere la manifattura. Secondo quanto dichiara nell’intervento, il nodo principale resta il costo complessivo dell’energia per le imprese, che incide sulla capacità di programmare investimenti, listini, contratti e produzione. Streparava sollecita inoltre un cambio di impostazione a livello europeo sui conti pubblici, per ampliare i margini di manovra in una fase che definisce straordinaria.

In evidenza

  • Confindustria Brescia chiede misure strutturali sui costi energetici oltre a tagli temporanei delle accise per garantire pianificazione e investimenti industriali.
  • Streparava sollecita chiarezza e rapidità sugli strumenti di Transizione 5.0, mantenendo l'impatto economico e la cumulabilità per la prevedibilità dei piani aziendali.
  • Il presidente chiede un allentamento dei vincoli di finanza pubblica a livello UE, sottolineando l'urgenza di stabilità normativa per sostenere la competitività manifatturiera locale.

Audizione al Senato su accise ed energia

Streparava sostiene che l’intervento sulle accise risponde a un’esigenza immediata, quella di contrastare fenomeni speculativi, attenuare il rincaro dei carburanti e tutelare cittadini e autotrasporto. Aggiunge però che questa misura, per sua natura limitata nel tempo, non risolve le criticità strutturali che pesano sul sistema industriale. Per il presidente degli industriali bresciani, il punto centrale è l’onere energetico complessivo che grava sulla manifattura.

Secondo questa impostazione, una riduzione temporanea del costo dei carburanti può offrire sollievo nel breve periodo ma non basta a ristabilire certezza nella pianificazione aziendale. Le imprese, osserva, hanno bisogno di condizioni che consentano di definire in modo stabile investimenti e produzione. Il richiamo va quindi a un intervento più ampio sul costo dell’energia.

Transizione 5.0 e certezza delle regole

Nel suo intervento, Streparava definisce giusta e necessaria la correzione apportata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso su Transizione 5.0. Il riferimento è al taglio dei fondi per i progetti esodati, che secondo Confindustria Brescia rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni. La richiesta è che gli strumenti annunciati siano formulati in modo chiaro, rapido e coerente.

Streparava sottolinea inoltre che, a prescindere dalla forma tecnica scelta, tra credito d’imposta o contributo, il beneficio finale deve mantenere lo stesso impatto economico per le aziende. Chiede anche che restino invariate le regole di cumulabilità, considerate essenziali per la prevedibilità dei piani industriali. In questo quadro, la stabilità normativa viene indicata come un elemento decisivo per sostenere gli investimenti.

Pressione sull’industria e quadro europeo

Il presidente di Confindustria Brescia auspica infine un’inversione di rotta a livello comunitario sui vincoli di finanza pubblica. L’obiettivo, afferma, è consentire maggiori margini di manovra in una fase economica giudicata drammatica per il tessuto produttivo. Su questo punto richiama la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

La richiesta si inserisce in un contesto in cui l’industria manifatturiera continua a confrontarsi con costi energetici elevati e con un quadro di policy ritenuto poco favorevole alla programmazione di medio periodo. Per un’area produttiva come Brescia, fortemente esposta ai consumi industriali di energia, il tema ha ricadute dirette sulla competitività. Il messaggio emerso dall’audizione è che gli interventi emergenziali non sostituiscono una strategia più ampia a sostegno della base manifatturiera.

In un nostro precedente articolo abbiamo ricostruito come l’aumento delle quotazioni del petrolio e i costi energetici elevati stiano influenzando la filiera della plastica riciclata in Italia, con un recupero giudicato fragile e temporaneo. Avevamo evidenziato anche il peggioramento della redditività e la chiusura di impianti in Europa, insieme alle richieste di Assorimap per nuovi incentivi e tutele a livello italiano e comunitario.

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